A day in the life

Beatles, grande altra mia passione.
Mia madre conserva ancora i 45 che suonavo da bambino con un vecchio impianto stereo, 45 giri ormai pieni di graffi e inascoltabili, ma quanto sono stati importanti! Mi piacerebbe un giorno proporli, cantare le radici della musica: "Something" (scritta da George Harrison) è forse una delle più belle canzoni d'amore, romantica e non eccessiva, semplice, capace di 'comunicare', di andare subito diritta al cuore, che è una delle rare caratteristiche di un buon pezzo, difficile a trovarsi oggi; "Come together" un buon blues, particolare, originale per l'epoca; "The long and the winding road" una delle ultime perle prima dello scioglimento, forse la canzone migliore di Paul.
Tutte le band inglesi che suonano oggi hanno nella loro musica i natali dei Beatles, alcuni ne diventano anche un'imbarazzante copia (vedi Oasis), altri coi mezzi d'oggi (computer soprattutto) continuano un discorso di ricerca e non sbagliano colpo (leggi Radiohead) pur non rinnegando le proprie radici.
Quest'anno ho iniziato ad approfondire e conoscere i dischi di Tim Buckley, il padre del più noto Jeff.
Mi mancano ancora molti album, ma tra raccolte e un paio di dischi originali mi sono appassionato alla sua voce melanconica, alla sua musica.
Mi piace scoprire piano l'universo di un'artista, per questo evito di comprare in un colpo solo tutta la produzione di un gruppo o di un cantante, perché non la capirei.
Uno dei brani che mi piacerebbe ricantare è "Pleasant street" contenuta in "Goodbye and hello" (1967), l'album di maggior successo.
Sarebbe una bella sfida.
Chissà se riuscirò a coinvolgere anche gli altri del gruppo.
Dopo diversi tentativi e tentennamenti, quest'anno ho ripreso a suonare con una certa costanza.
La cosa è venuta molto spontanea, ho richiamato i vecchi amici di "suonate", e ci siamo rimessi a suonare le nostre canzoni (gli Smiths, i Cure, Radiohead).
Mi sarebbe piaciuto ripresentarmi in pubblico con Mario, il primo chitarrista, che è stato fondamentale nella mia piccola storia di cantante.
Ma Mario è un perfezionista e mai soddisfatto di sé stesso e dopo l'estate ha deciso di abbandonare, perché non vuole fare concerti, e perché è carico di impegni.
Così con Gianluca e Alessandro ci siamo armati di buona speranza e abbiamo continuato a provare nel mitico box di Gianluca a San Paolo, un box che in realtà è adibito alle macchine, ma fin dal 1994 è il nostro punto d'incontro per suonare senza batterista.
Stiamo preparando una session acustica molto tranquilla.
Da qualche giorno poi [...]

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