A dettare l’agenda della politica italiana sono la mattina il vice presidente grillino della Camera Luigi Di Maio e la sera l’incompreso Bersani. Dio li fa e poi li accoppia.

Persino Massimo D’Alema, che certo non si risparmia quando si mette in testa un obiettivo, com’è quello che lo accomuna a Pier Luigi Bersani di espellere dalla sinistra quell’intruso di Matteo Renzi, ha ritenuto di prendere le distanze dal compagno ora di Dp, sigla rovesciata dell’abbandonato Pd, nell’inseguimento di Beppe Grillo.
“Meglio soli” a continuare a sognare “il 51 per cento” dei voti, ha detto l’ex deputato di Gallipoli, piuttosto che offrire ai grillini dopo le prossime elezioni i voti che dovessero mancare per la fiducia ad un loro governo rigorosamente monocolore.
E questo solo per togliersi la soddisfazione di vedere Renzi all’opposizione con gli odiati Silvio Berlusconi, Denis Verdini e Angelino Alfano.
Che ormai non si parlano più fra di loro, forse neppure per scambiarsi gli auguri di compleanno e simili, ma sono ugualmente accomunati da Bersani in quella “robaccia di destra” che minaccia la democrazia italiana.
E di cui la famosa “mucca” penetrata nella sede del Pd, a...

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