A fianco dei lavoratori turchi di ogni etnia Contro il terrorismo di stato

Le immagini di Ankara 10 ottobre richiamano alla nostra mente la strage di Brescia.
In base alla logica del "cui prodest" è facile intuire il mandante, e poco importa se sono stati, come dice il nazionalista turco Türkkan, direttamente i servizi segreti turchi, o un qualche gruppo nazionalista di destra, manutengoli del governo, genere Lupi Grigi.
Il governo Erdogan ha voluto colpire non solo una manifestazione che chiedeva la fine dei raid aerei contro il PKK in territorio iracheno, ma soprattutto una coalizione di organizzazioni politiche, sindacali, di volontariato, per le quali il è diventato un polo di aggregazione in nome dei diritti civili e politici più elementari e contro la violenza di stato quotidiana, non esclusi gli arresti arbitrari e l'uso indiscriminato della tortura.
Come comunisti, non siamo interessati a un eventuale stato curdo che ingrassi le consorterie semimafiose di un Barzani o di un Talabani, ma sosteniamo il diritto dei curdi al riconoscimento della propria identità, all'autonomia e all'audeterminazione.
Siamo consapevoli che Erdogan opprime i curdi soprattutto come componente fondamentale del proletariato in Turchia, sfruttato nelle migliaia di fabbriche e fabbrichette che costellano le periferie urbane di Istambul, Izmir, Ankara ecc.
E per questo buona parte della sinistra turca si è riconosciuta nella lotta per i loro diritti (nota 6).
Dietro Erdogan c'è l'ingorda borghesia anatolica, non meno oppressiva della più vecchia e più articolata borghesia commercial finanziaria di Istambul, ci sono contraddizioni sociali sempre più stridenti, che si cerca di far tacere con la violenza di stato.
Nei momenti immediatamente successivi alle bombe la polizia ha attaccato i manifestanti che cercavano di allontanarsi e usava i cannoni ad acqua contro il resto del corteo; per ore non ha fornito assistenza ai feriti, e successivamente, quasi a garantirsi l'inquinamento delle prove, ha impedito la circolazione dei video girati dai network locali, ha proibito di deporre fiori e esporre foto dei morti.Nelle settimane precedenti l'attentato centinaia di attivisti curdi, ma anche sindacalisti e militanti di sinistra erano stati arrestati.
Le fonti governative, la stampa e il premier Davutoglu, si sono affannate ad accusare l'Isis, che però non ha rivendicato l'attentato, o le "frange estremiste" di sinistra o curde, o addirittura ha delineato una "congiura internazionale" "per estromettere la Turchia dal quadro regionale e in particolare dalla Siria" (quindi Russia, Usa, Arabia saudita, Iran , ecc.....) [...]

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