A proposito di Merlot d’Italia e di una certa idea del Merlot

A proposito della rassegna Merlot d’Italia, che si è svolta nei giorni scorsi ad Aldeno, vicino a Trento, mi sembra interessante pubblicare queste riflessioni indirizzatemi da Alessandro Berloffa, sommelier di Trento e “consumatore consapevole” come si riferisce, a proposito dei vini assaggiati e di una certa deriva, scandita da vini “fatti per la corte dei miracoli che ruota attorno al fenomeno vino, anziché per chi il vino lo consuma” riscontrata in troppi vini in esposizione.
Ovviamente concordo totalmente con il punto di vista di Berloffa, che ho più volte espresso nei miei articoli, in particolare, fino allo scorso aprile, su WineReport www.winereport.com f.z.
Al termine della sesta rassegna dei “Merlot d’Italia”, come al solito organizzata in modo impeccabile ad Aldeno, dopo aver sentito e letto di tutto, e di più, e spesso a sproposito, vorrei poter lasciare alcune personalissime riflessioni, destinate a tutti coloro che sul vino, in qualche modo, ci campano.
Prima di addentrarmi nel merito della degustazione, credo sia necessaria una piccola premessa, che illustra il pensiero della parte forse più ignorata dal mondo del vino e cioè quella del consumatore.
L’Italia possiede a livello varietale d’eccellenza un numero di vitigni incomparabile con il resto del mondo (sono convinto che sommando tutti i vitigni del mondo capaci di regalare vini d’eccellenza non si raggiunga nemmeno lontanamente il numero di quelli italiani), ciò significa che quelle che oggi chiamano “biodiversità”, dovrebbero essere la vera forza trainante dell’enologia nazionale, perché il consumatore è stanco di vini “perfetti” ma senz’anima.
Sto parlando dei vini cosiddetti internazionali, vini fatti in cantina, vini di grande spessore e struttura, ma tutti uguali, a prescindere dal vitigno che li genera (per non parlare dei vini “dopati” grazie all’uso scellerato dei concentratori).
Il Trentino, nel suo piccolo, rappresenta esattamente uno spaccato della realtà nazionale, con i suoi molteplici vitigni capaci di differenziarsi, al punto da poter dire, paradossalmente, che anche il Merlot trentino potrebbe essere considerato un vitigno ormai autoctono, in quanto assolutamente diverso dal resto dei merlot (perlopiù impiantati in anni recenti, a differenza del vecchio, caro, merlot trentino che non è frutto della moda).
Eppure, passando alla degustazione, mi sono imbattuto nella stragrande maggioranza di vini che nulla hanno del merlot (almeno come lo ricordo io, con quei tipici sentori erbacei e di [...]

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