A.Yehoshua,Amos Oz, Il sogno di pace

dal CORRIERE DELLA SERA e dA LA STAMPA 29 dicembre due scrittori israeliani,ABRAHAM B.
YEHOSHUA e AMOS OZ non rinunciamo al sogno di pace ABRAHAM B.
YEHOSHUA Ciò che sta avvenendo in queste ore nella Striscia di Gaza era quasi inevitabile.
La brutalità con cui Hamas ha posto fine alla tregua non ha lasciato altra scelta a Israele.
Se non quella di ricorrere alla forza per porre fine ai massicci lanci di razzi (una settantina al giorno) sulle comunità civili nel Sud del Paese.
Ma, per quanto la distruzione di centri di comando militari e l’eliminazione di alcuni capi di Hamas possa risultare efficace, la tranquillità non sarà ristabilita se Israele non proporrà subito generose condizioni per una nuova e prolungata tregua.
Oltre a trattative indirette per una rinnovata interruzione delle ostilità le autorità israeliane dovrebbero rivolgersi ai cittadini della Striscia di Gaza, lanciar loro un appello che provenga direttamente dal cuore.
Dichiarazioni ufficiali non mancano, ma mai i leader israeliani si sono rivolti alla popolazione palestinese.
Ciò che io propongo qui è un appello che il primo ministro Olmert dovrebbe rivolgere con urgenza proprio ora, mentre il fuoco divampa su entrambi i lati del confine, agli abitanti della Striscia di Gaza.
Mi rivolgo a voi, residenti di Gaza, in nome di tutta la popolazione israeliana.
A voi, uomini e donne, commercianti, operai, insegnanti, casalinghe, pescatori.
Gente di città e di paese, residenti in villaggi e in campi profughi.
Prima che vi siano nuovi spargimenti di sangue, prima che altri, voi o noi, conoscano devastazione e dolore, vi prego di darmi ascolto.
Vi chiedo di far cessare la violenza, di aiutarmi a convincere i vostri leader che ci sono altri modi per stabilire rapporti di buon vicinato.
Le nostre città sono contigue alle vostre.
Dietro il reticolato che le separa vediamo operai e contadini che lavorano la terra, camion che trasportano merci, bambini che vanno a scuola.
E lo stesso è per voi.
Potete scorgere facilmente i nostri agricoltori nei campi, i bambini che vanno a scuola, le casalinghe che escono a fare la spesa.
Saremo vicini in eterno, le cose non cambieranno.
Voi non riuscirete a cacciarci da qui, a cancellare la nostra esistenza, e nemmeno noi la vostra (e neppure lo vogliamo).
Per parecchi anni abbiamo mantenuto rapporti attivi.
I vostri operai arrivavano a lavorare nelle nostre fabbriche, nei nostri campi.
Non solo in centri a voi vicini ma anche nelle grandi città - a Tel Aviv, a Gerusalemme, a Natanya.
I nostri commercianti e industriali [...]

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