AGATA

AGATA Isola di Patmos, Grecia Agosto 2004 E’ lei la Numero Uno.
Piccola, elementare.
Unica double face.
Agata è l’origine, l’essenza di questa passione.
E’ nata per caso, in fondo a un pomeriggio terso di Meltemi profumato, finalmente all’àncora in una baia del Dodecanneso dopo una intensa veleggiata.
In Grecia è bello, è facile sentirsi un piccolo Ulisse.
Una nuotata a riva, la curiosità indolente di osservare i frammenti della spiaggia alla ricerca di storie, per capire dove mi trovo, chi è passato, con quali correnti.
Il gioco diventa trovare l’inizio di una favola, l’accumulo di pezzi è per assonanze di forma, materiali e colori.
Irresistibile la voglia di far riprendere il mare a queste storie inventate, assemblandole in una, tutta mia, scrutando l’orizzonte e il suo mito.
Legni, rete da pesca, tessuti, vetroresina, ruggine.
Frammenti lavorati prima dall’uomo e poi dal mare.
Qualche pezzo di granchio, alga secca, scheggia di conchiglia.
E il cantiere è niente: un pezzo di vecchio pagliolo che fa anche da tavolozza, un coltello svizzero ben accessoriato, una forbice, tempera e pennelli, vinavil, spago da arrosto.

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