ALICE BAILEY, PENSIERO E OPERE

di Mike Plato
E'il 1915 quando l’inglese Alice Bailey, già nella Teosofica dal 1915, entra in contatto con un Maestro chiamato “il Tibetano” identificato con uno dei Maestri di cui aveva parlato Helena Petrovna Blavatsky, ovvero Dywal Khul, che le “detterà” ventiquattro volumi di filosofia esoterica.
Quel giorno del primo contatto con il Tibetano (narrato nella sua Autobiografia incompiuta, pubblicata nel 1951), Alice ha da poco accompagnato le bambine a scuola e, mentre siede pensierosa su di una collinetta, ode una nota musicale che vibra fin dentro la parte più intima del suo essere.
Poi sente una voce: "Si desidera che certi libri siano scritti per il pubblico.
Tu puoi farlo.
Vuoi?".  Senza esitare ella risponde negativamente asserendo: “Non sono una sensitiva e non voglio essere coinvolta in nulla del genere”.
Il Maestro D.K., con la calma dei Grandi Esseri, le dice che i saggi non esprimono giudizi frettolosi e che tutto ciò non avrà rapporto alcuno con lo psichismo inferiore, ...

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