ALTRO e ALTERITà: NANCY e VITIELLO

ALTRO e ALTERITà: NANCY e VITIELLO pubblicata da Vladimir D'Amora il giorno lunedì 9 maggio 2011 su facebook ROSARIO GIANINO La critica di Nancy alla dialettica Contesto: decostruzione dell'ontologia dialettica post-kantiana Punti di interesse: 1- La categoria dell' "altro" è subordinata alla dialettica dello "stesso" 2- La dialettica dello "stesso" presuppone allo "stesso" la sua "potenza appropriante" 3- La "potenza appropriante" dello stesso è negativa, è la potenza del negativo presupposta nella categoria dello "stesso", e solo in quanto negativa può essere disalienante e in-finita 4- L'in-finita potenza dello "stesso" è presupposta come alienazione-negazione dello stesso: lo "stesso" è in-finitamente alienato, disidentificato, trasformato, rimosso, trasposto, in lutto ecc.
ecc.
Ipotesi: Che rapporto c'è tra questa decostruzione dell'alterità come alienazione dello "stesso" e la critica dell'identità in Tautòtes di Severino ? Metodo: Più che vagliare estrapolazioni o argomenti addizionali, mi piacerebbe ricevere suggerimenti su testi "simili" o "contrari" o possibili riferimenti da accostare; cioè altri testi con cui questo dialoga.
Testo: da Essere singolare plurale Jean-Luc Nancy 1996, 2001 Einaudi pp.
105-107 la categoria preminente del pensiero contemporaneo diventa quella di “altro” … L'altro può di volta in volta essere presentato come l'alter ego o come l'altro dall'ego, c ome l'altro fuori di sé o come l'altro in sé, come “gli altri” o come “l'Altro”, ma tutte queste vie o tutti questi aspetti, tutti questi volti o tutti questi “senza volto” - la cui necessità è in ogni caso incontestabile – riconducono sempre, se arriviamo al cuore della nozione, a un'alterità o a un'alterazione in cui in gioco è il “sé”.
L'altro è pensabile, e necessario al pensiero, solo a partire dal momento in cui il sé appare e si appare come “stesso”.
Ora, questa identificazione del sé in quanto tale – la sua soggettivizzazione nel senso filosofico più ricco e più pesante del termine, che raggiunge il suo apogeo con Hegel – ha luogo a partire dal momento in cui il soggetto, nella presupposizione infinita di sé che lo costituisce, e in obbedienza alla legge necessaria di una presupposizione simile, si trova o si pone originariamente come altro da sé: come sé più antico e più originario di sé, o come sé che è in altro da sé, per se stesso – per dirla in termini più o meno hegeliani”.
Così, il sé si sa altro da sé per principio: questa è la costituzione della [...]

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