AMORE E DISAMORE (Costiera amalfitana e Lo scoglio di Positano)

     Amore e disamore, dodicesima sezione di È fatto giorno, è formata di dieci poesie: Lo scoglio di Positano (1951), L’arancio (1950), Il pirastro fiorito (1952), O fons Bandusiae, La felicità, Villa Meola (1951), L’amore di Nettuno (1951), La trebbiatura (1949), Notte in campagna (1949), Costiera amalfitana (1952).
Il titolo della sezione, stranamente, non è assunto dal titolo di una delle poesie che la compongono.
Le date delle poesie O fons Bandusiae e La felicità sono nell’Oscar 2004 di Tutte le poesie di Rocco Scotellaro.
     In questo post pubblico con brevi commenti, all’inverso dell’ordine di pubblicazione, l’ultima e la prima poesia, entrambe aventi come sfondo la costiera amalfitana.
     Fui presente alla nascita del primo verso di Costiera amalfitana (Mare celeste di pozzi blu e lattee correnti).
Era l’indimenticabile estate 1949: la tragedia di Superga il 4 maggio 1949, il doppio trionfo di Fausto Coppi al Giro d’Italia e al Tour de France, la mia maturità classica.
Ero impegnato per gli esami presso il liceo di Amalfi.
Una tarda mattina ricevetti inaspettatamente in collegio la visita di Rocco.
Con un po’ di titubanza del direttore, che temeva l’imbroglio data la giovane età e l’ancora più giovane aspetto di Rocco, ebbi il permesso di uscire con lui (era il Sindaco di Tricarico, dopotutto, anche se sembrava incredibile!).
Ebbi l’impressione che Rocco non conoscesse Amalfi.
Visitammo la Valle dei Mulini, attraverso la casbah raggiungemmo e visitammo la Cattedrale e il Chiostro del Paradiso (per visitare il quale occorse pagare 50 lire a testa, di cui Rocco si fece carico per me), facemmo una passeggiata fino al porto, dal quale, attraverso la nota lunga scalinatella, salimmo all’hotel Cappuccini, e dopo un’altra passeggiata sul lungo mare, stanchissimi, ci sedemmo a mangiare un panino sul muretto dello Scalone (nome che gli amalfitani danno al loro corso), che fiancheggia il mare e dove se ne sente il profumo.
Sulla linea dell’orizzonte file di barche ferme, sulle cui fiancate i pescatori battevano ritmicamente i remi  per richiamare i pesci per la pesca notturna.
Rocco mi disse: «Guarda come è bello e diverso questo mare con un fondo musicale che lo culla.
Sembra una tavolozza, con la base di un tenue colore celeste, solcato da correnti color latteo e larghe chiazze color blu cobalto».
La poesia porta la data del 1952 e penso che, in quei tre anni che da allora trascorsero, Rocco ci dovette tornare sopra più volte.
     Lo scoglio di Positano [...]

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