ARABELLA IIIParte

Il Berretta rianimato dal tono più dolce con cui gli parlava quell'uomo tremendo, corse e girò la chiave dell'uscio, accostò una sedia al camino, sedette, appoggiò le mani sui ginocchi e ancor tutto tremante stette a sentire.
Il padrone con voce fredda e precisa, senza distaccar gli occhi dal fuoco, cominciò: - Ora io vado di là a cercare una carta che mi interessa; ma tu devi giurarmi prima che non dirai a nessuno ch'io sono stato qui stanotte.
Vedi questo foglio di carta? - e glielo mise sotto il naso.
- Qui è scritta la denuncia del furto delle bottiglie, eccetera.
Un avvocato mi ha detto che, trattandosi di un furto qualificato di un valore superiore a cento lire, con uso di chiave falsa, il reo non potrebbe cavarsela con meno di due anni di reclusione.
Vedi, Berretta? io posso buttare questo foglio sul fuoco...
- Lo butti, in nome della benedetta Madonna! - pregò l'altro, alzando le mani.
- No, questa sarà la mia garanzia.
Se tu ti lasci scappare una parola di quel che vedi e senti stanotte, sai quel che ti spetta.
E intascò la carta.
- Faccia conto che io sia un uomo morto.
- Per quante domande ti possa fare don Giosuè, l'avvocato Baruffa, Aquilino Ratta, la Giuditta, il mio Lorenzo, il tuo Ferruccio, o il mezzo avvocato...
tu, tu non sai niente, non hai visto niente.  - Niente, niente - ripetè il Berretta, chiudendo gli occhi e spazzando l'aria colle mani davanti a sè.
- Ci sarà della gente che ti offrirà del denaro per farti cantare: ma tu sarai muto come questo sasso...
- Il signor Tognino toccò tre volte col dito il marmo del caminetto.
- Come questo sasso, lo giuro: ma non mi faccia una brutta figura.
O poveri morti, due anni di reclusione! - Ben, sta zitto e tien vivo il fuoco.
Ora vo di là.Il signor Tognino prese uno dei lumi, e girata la chiavetta nella toppa, entrò nella camera della morta, lasciando solo il portinaio davanti al fuoco.
L'ombra sconnessa di quest'uomo rannicchiato sulla sedia, sbattuta dalla fiamma sul soffitto, e ballonzolante alle scosse del fuoco sui murii e sui mobili, poteva dare un'idea dello stato d'animo e dell'agitazione di tutti i suoi pensieri, che guizzavano senza ordine e senza contorno nel suo povero cervello.
Egli conosceva il sor Tognino, e sapeva che con quel carattere non c'era da scherzare.
Aizzato negli interessi, il vecchio signore diventava una tigre.
L'aveva visto sulle furie il giorno che colse la povera Santina in atto di far la spia dietro l'uscio; misericordia! se non la pigliò a colpi di piede, fu merito della donna, che seppe infilar l'uscio e [...]

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