ARIA DI NATALE

Stanza in penombra, ultimo filo di luci sistemato, pulsante azionato e l’albero si accese sfavillando nel buio.
La grande vetrata del salone rifletteva tutte quelle luci e sembrava di avere un abete anche fuori al terrazzo.
Dio, come le piaceva il Natale! E il sentimento religioso in tutto questo non c’entrava per niente.
Aveva tentato di spiegarlo tante volte a quelle persone che subiscono la festività natalizia come un malanno di stagione.
Non c’entrava la chiesa e non c’entrava il consumismo, non era una questione di sentirsi buoni a tutti i costi e neppure desiderio di abbuffate.
Anche se quelle, beh, lasciamo perdere… Aveva cercato tante volte di far capire che per lei la festività natalizia era come  un gioco infantile che si ripeteva ogni anno, che allontanava la malinconia e le accendeva il cuore e il corpo di un benessere allegro e al tempo stesso vagamente malinconico.
Forse era la nostalgia dell’infanzia  e chi può dire di non provarla,di tanto in tanto? E questo non significava neppure ignorare i mali della terra, le persone che soffrono, o quelle che non ci sono più.
Era anche per loro che lei voleva essere serena, per non sentire solo la disperazione della mancanza, ma stringere la loro presenza al filo dei ricordi.
E il Natale i ricordi li favorisce, quelli belli e quelli tristi.
Ecco forse era proprio questo lo scopo del “suo” Natale, quello di sospendere tutto per un po’, fare una pausa dal dolore, dalla stanchezza, dal dovere a qualunque costo…Anche se, mai come in questo periodo, il senso del dovere era così impellente.
Voleva che ogni cosa fosse a posto, perché sentiva che così doveva essere.
Voleva che gli altri fossero felici, anche contro la loro stessa volontà.
Insomma era come se in questi giorni di baraonda festosa lei volesse seppellire per tutti un po’ di male e lasciarli vivere come in una bolla sospesa da rompere solo all’Epifania e da riconsegnare in frantumi alla vita di sempre.
Era difficile da far capire, si, e anche inutile dopotutto.
Non puoi condividere quello che gli altri non sentono, non puoi forzarli.
E  col tempo aveva smesso di farlo.
Però non aveva smesso di essere così.
Qualche volta si sedeva nel buio, accanto all’albero illuminato, girava lo sguardo intorno, sui suoi addobbi giocosi e si stupiva di aver attraversato tanti anni senza lasciarsi scoraggiare, senza farsi a sua volta contagiare dal disfattismo natalizio e da quell’atmosfera quasi ostile che sentiva intorno.
Pensava di essere nel giusto a coltivare questo momento di gioco e [...]

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