AUGUSTA, PER IL FREDDO MUORE A 41 ANNI. CHI RECITERÀ IL MEA CULPA ?

AUGUSTA.
Aveva chiesto aiuto più volte tramite la stampa, ha chiesto aiuto fino a poco prima di morire, morire letteralmente di freddo all’interno di uno  dei locali dell’ex piscina comunale, degradati e infestati da topi.
Era Stefano Calabrò, quarantun anni, senza casa, senza famiglia (anche se in passato ha vissuto con una compagna e con tre figli).
Il cadavere, già in decomposizione, è stato scoperto casualmente.
La notizia ha suscitato scalpore e delusione insieme.  Ma come? Com’è possibile che uno Stato che assiste  i migranti e dà loro persino i telefonini  consente che un cittadino muoia letteralmente di freddo? Com’è possibile che in una città come Augusta dove sono numerose le  associazioni di volontariato e dove ci sono strutture abbandonate, come gli ex conventi, o altre, come ex eremi, non sia stato possibile trovare un tetto e un letto per un uomo che avrebbe potuto svolgere la funzione di custode? Occorre essere a Calcutta, Roma, Napoli  o Catania per avere l’assistenza delle suore che hanno seguito l’esempio di Madre Teresa? La Chiesa,  in passato, ha svolto una funzione essenziale per alleviare la sofferenza dei poveri, degl’indigenti? E non era indigente Calabrò, povero e fragile? Anche Francesco d’Assisi, che volle farsi povero fra i poveri, aveva pur sempre un tetto e un giaciglio e un tozzo di pane.
Alla fine degli anni Settanta, fu celebrato un convegno nelle chiese della diocesi, quindi anche ad Augusta.
Era il convegno intitolato “Evangelizzazione e promozione umana”.
Quale caso di promozione umana era più meritevole di questo di Stefano Calabrò? O certe “promozioni” si fanno solo nei tempi previsti? E il Comune, oggi retto dalla triade commissariale Librizzi Cocciufa Puglisi, non si attrezza, sta a guardare? Eppure, ha attivato un fondo di solidarietà sociale a metà dello scorso anno, su proposta del giovane  Antonino Di Silvestro.
Quest’amministrazione triadica straordinaria fece propria la proposta e promise che avrebbe organizzato un pubblico incontro per promuovere l’iniziativa che prevede la partecipazione dei cittadini con il versamento al fondo del 5 per mille delle imposte.  Librizzi Cocciufa e Puglisi n on hanno dato seguito all’impegno.
Chi sa veramente di questo fondo, che potrebbe essere impinguato e servire in casi come quello di Calabro? A proposito, chi reciterà il mea culpa per  questa morte ignominiosa? Giorgio Càsole

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