AUSCHWITZ, BIRKENAU, DRESDA, 25 maggio 2016

Quest'articolo, apparso su Eco Risveglio del 9 giugno 2016, è stato preparato da alcune alunne di V A Turismo  dell'I.T.C.G.
"Einaudi"                                                                                                                                                                                          25 maggio 2016 AUSCHWITZ                                                                                                                                                               Lo sguardo irrequieto, i rintocchi intensi del cuore, il mormorio affievolito, i pensieri angoscianti e in un istante la tetra, derisoria insegna si eleva minacciosa sopra di noi: Arbeit macht frei.
La mente ci riporta immediatamente a ciò che sui banchi di scuola una grande donna ci ha trasmesso con passione e generosità; “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” avrebbe inciso Dante sulla porta dell’infernale campo di Auschwitz.
Con cautela ed esitazione ci immergiamo nella storia che urla grida di dolore, nella storia che trasuda sotto le suole delle nostre scarpe, da ogni angolo spettrale, da ogni crudo mattone, un vortice irrefrenabile di sofferenza mortale.
E nell’incredulità dei nostri occhi agitati calchiamo i passi di coloro che inconsapevolmente marciavano verso la morte, percorrendo le medesime strade sterrate oggi adornate da freschi alberi verdeggianti.
Ad ogni minuto che passa, pezzo per pezzo, ci cuciamo addosso sensazioni di irrequietudine e trepidazione: inoltrandoci nei blocchi la macchina del tempo viene messa in moto e noi tutti veniamo catapultati nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Nero su bianco osserviamo con immensa tristezza i documenti autentici, chiara, inoppugnabile e vivida testimonianza della disumanità consumatasi tra quelle gelide mura.
Il percorso nella culla della morte si fa sempre più difficoltoso e ad ogni scalino le gambe si indeboliscono: dopo aver visto le bianche, velenose pietruzze di Zyclon B, strumento di feroce e brutale sterminio, davanti a noi, dietro a un’immensa vetrata si erge un enorme cumulo di ciocche di capelli.
Un dolore opprimente ci serra la gola, come fosse una gigantesca morsa soffocante; ci troviamo di fronte a [...]

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