Aborto. Si continua ad andare all'estero. Eurispes

I viaggi dell'aborto, di cui si parlava frequentemente negli anni '70, non sono solo un ricordo lontano per le italiane.
Secondo le ultime statistiche fornite dal ministero della Salute inglese, tra le cittadine straniere che hanno effettuato un'interruzione volontaria di gravidanza in Gran Bretagna le nostre connazionali, con 161 interventi nel 2009, sono seconde solo al numero di cittadine provenienti dall'Irlanda.
A rilevarlo e' il Rapporto Italia 2011, messo a punto dall'Eurispes e presentato questa mattina a Roma.
Una scelta, quella di fare i bagagli per andare ad abortire in un altro Paese, che sembra per lo piu' fatta per ovviare ai tempi di attesa e agli ostacoli materiali in cui e' possibile incorrere nel nostro Paese, dove nel 2008, stando ai dati del ministero della Salute, l'obiezione e' arrivata a coinvolgere il 71,5% dei ginecologi, il 52,6% degli anestesisti e il 43,3% del personale non medico.

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