Accanto al malato

Enzo Bianchi, Accanto al malato, 21-25 Il cristiano che soffre è anzitutto un uomo che soffre! Proprio per questo lo sguardo che la fede cristiana porta sulla malattia non può farsi ispiratore di atteggiamenti inumani: sia nel senso di produrre una colpevolizzazione del malato, sia nel condurlo a proclamare la malattia un "privilegio" perché unisce più strettamente al Cristo sofferente, o a vedere in essa lo strumento con cui Dio corregge il peccatore, o con cui l'uomo vede accresciuto il proprio merito, e così via.
Il fatto che la sofferenza, il male e la morte siano stati abitati da Cristo e che pertanto anche le situazioni di malattia e di sofferenza possano nella fede essere vissute con e in Cristo, non toglie certo quel volto "nemico" che è ineliminabile dalla malattia e che impegna il cristiano anzitutto alla lotta e alla resistenza contro di essa.Ciò che più colpisce nell'evoluzione dell'atteggiamento della chiesa nei confronti della malattia dalle origini ai nostri giorni è quel "ribaltamento" che sembra doversi situare nel XII secolo e di cui è stato scritto: "In tutto il periodo precedente della storia cristiana, la cura dei malati assicura principalmente il merito e la santificazione di coloro che sono in buona salute.
A iniziare dal XII secolo, è la prova stessa che viene considerata come una fonte di merito e di santità per colui che la sopporta" (H.-R.
Philippeau, La maladie..., 53-54).
La malattia, da elemento negativo da cui Gesù libera guarendo i malati, diviene ambito di comunione mistica con Cristo e mezzo di identificazione con lui: dall'immagine del Gesù medico, del Gesù che guarisce, si passa a quella del Crocifisso a cui il malato stesso si assimila tramite la malattia.
Questo trapasso avrà conseguenze notevoli sulla spiritualità cristiana del secondo millennio, nel periodo della chiesa divisa, e sull'atteggiamento nei confronti della malattia: dimenticanza dell'elemento pneumatico, cristocentrismo e perfino cristomonismo, influenza della teologia della "soddisfazione", sono elementi che possono aver provocato il nascere di "ideologie spirituali" sulla malattia, distanti dalla freschezza dell'annuncio evangelico e dalla comprensione dei Padri della chiesa.
In termini sarcastici così si esprimeva (alla fine degli anni '40, in un testo certamente datato, ma nondimeno significativo) Philippeau: "I giganti dell'ascesi primitiva, da sant'Antonio a san Gerolamo e anche oltre, si sarebbero certamente molto stupiti se avessero potuto intravedere nelle età ancora lontane a venire, le Suore [...]

Leggi tutto l'articolo