Acqua reale nello spazio, acqua virtuale sulla Terra

C'è molta acqua nel sistema solare, anche se non sembra perché corpi celesti a noi familiari come la Luna, Mercurio e Marte sono estremamente aridi.
Sappiamo tuttavia che ai confini del nostro sistema planetario orbitano mld di comete, e le comete altro non sono che iceberg sporchi di carbonio e silicati.
Sappiamo anche, o crediamo di sapere, che probabilmente esistono oceani sotto la crosta ghiacciata dei satelliti di Giove Europa e Ganimede.
Ultimamente però nello spazio si è scoperta per la prima volta acqua sotto forma di vapore, e in grande quantità, qualcosa come duemila oceani terrestri.
L'ha rivelato il satellite europeo per l'infrarosso "Herschel" (lanciato nel 2009) osservando la nebulosa L1544 nella costellazione del Toro.
In quella nebulosa sta nascendo un sistema stellare che tra 100-200 mln di anni avrà forse pianeti sui quali potrebbe, chissà, svilupparsi la vita.
Ha guidato la ricerca Paola Caselli dell'Università di Leeds e associata Inaf, Istituto nazionale di astrofisica.
Uno speciale spettrometro a bordo di "Herschel" ha identificato, sia in assorbimento sia in emissione, una riga infrarossa prodotta dall'acqua.
Il lavoro è stato pubblicato su "The Astrophysical Journal Letters".
"I raggi cosmici - ha spiegato Paola Caselli - penetrano nella nube e collidono con l'idrogeno molecolare, cioè l'ingrediente gassoso più abbondante.
L'idrogeno molecolare a sua volta produce una debole luce ultravioletta.
Questa illumina i mantelli ghiacciati della polvere, liberando le molecole dell'acqua e mantenendo il vapor d'acqua ad un livello che solo il satellite Herschel è in grado di rivelare".
Questa scoperta aumenta il rammarico per l'ormai prossimo addio di "Herschel": l'osservatorio spaziale europeo sull'universo infrarosso sta infatti esaurendo la sua scorta di elio liquido e quindi tra poche settimane smetterà di funzionare.
Ma la scoperta di tanta acqua cosmica fa anche venire in mente il problema tutto terrestre della gestione dell'acqua sul nostro pianeta.
Le Edizioni Ambiente hanno appena pubblicato, in collaborazione con il WWF, un libro dal titolo spiazzante: "L'acqua che mangiamo" (280 pagine, 25 euro), a cura di Marta Antonelli e Francesca Greco, due dottorande che lavorano con il professor Toni Allan al King's College di Londra.
Si tratta di una ventina di saggi che ruotano intorno a un concetto relativamente nuovo: quello di "acqua virtuale".
L'acqua virtuale è quella che non usiamo direttamente e che non vediamo nella forma familiare di un liquido che scorre formato da molecole ognuna [...]

Leggi tutto l'articolo