Acquacalda, Dubai&Yemen

di Pietro Lo Cascio   Lo scorso anno, insieme a mia moglie, sono andato nello Yemen, paese non lontano dagli Emirati Arabi.
Ho viaggiato su un’aereo della Yemenia, litigando per portare qualche chilo di bagaglio in più del consentito.
A San’a, la capitale, ho dormito in alberghi semplici dove il concetto di toilette si prestava alle più variabili interpretazioni; ho mangiato riso e capra, riso e capra e ancora riso e capra; ho girato la città - una delle più belle del mondo, inserita nella World Heritage List dell’Unesco – acquistando per pochi centesimi deliziose spezie e uva passa in negozietti di due metri quadrati.
Poi ho visitato l’isola di Socotra, dove non ci sono strade ed esistono alberghi soltanto nel capoluogo – per il resto, si dormiva in tenda – svegliandomi alla luce dell’alba sull’Oceano Indiano, addormentandomi dopo il tramonto con il sottofondo di grilli e uccelli notturni, e svegliandomi di soprassalto se qualche capra decideva di “esplorare” nottetempo il nostro zaino.
Non c’era copertura telefonica, e nemmeno Internet.
Sono tornato felice.
  Dopo avere letto la nota del Dr.
Marco Saltalamacchia sulla “vendita” di Acquacalda, che ho trovato estremamente edificante, soprattutto in un periodo nel quale la gente fatica a sbarcare il lunario e di Dubai possiede una vaga idea mutuata dalla televisione, comunque ben distante dalle proprie possibilità economiche, riflettevo sul fatto che esistono – per nostra fortuna – due categorie di persone: quelle che amano i “paradisi artificiali” e i luoghi fasulli, e quelle che amano i luoghi semplici, ma reali, che hanno una storia, un senso, e che mantengono una forte identità anche se privi di centri commerciali e grattacieli da 800 e passa metri.
Per le prime, Dubai – evidentemente –rappresenta una meta da sogno; per le ultime, Acquacalda è ancora un paradiso.
  A me Acquacalda è sempre piaciuta, e piace ancora adesso.
Se potessi permettermelo, e se l’iniziativa della sua vendita non fosse una disperata provocazione, ne comprerei un pezzo.
Anche per questo, mi sento vicino ai suoi abitanti, che difendono il diritto di rimanere nel luogo dove sono nati o che hanno scelto per vivere, pur continuando a essere cittadini di uno stato, di una provincia, di un comune, che ogni giorno che trascorre senza che nulla accada ne mortificano la dignità.
Inshallah.
   

Leggi tutto l'articolo