Addio a Bialetti: le sue ceneri nella mitica Moka

Forse a qualcuno è sembrata una scelta un po' kitsch, certo è stata una scelta d'impatto e comunque frutto della volontà, se non del defunto (questo non si sa), dei suoi più stretti familiari.
Sull'altare della cerimonia funebre a Casale Corte Cerro (TO) per Renato Bialetti, morto la settimana scorsa a 93 anni, non c'erano nè una classica bara nè un'urna funeraria, bensì la famosissima caffettiera 'Moka' in cui erano contenute le sue ceneri.
Una panciuta moka da 18 tazze che oggi su Amazon costa circa 60 euro al netto delle spese di spedizione.
E così l’imprenditore ha preso commiato dal mondo dentro l’oggetto iconico che lo ha reso famoso nel mondo: alluminio tornito di alta qualità con manico ergonomico e valvola di sicurezza, adatto a tutte le fonti di calore tranne a quelle a induzione.
Inattaccabile il ragionamento: la Moka inventata dal padre Alfonso nel 1933 e trasformata da Renato in un simbolo del made in Italy sta bene in cucina, al Moma di New York e ora pure in chiesa.
Ne sono stati prodotti 300 milioni di esemplari e quel nome è diventato un moto di affetto, il senso condensato di tutte le mattine.
In Spagna la chiamano Napolitana o cafetera de fuego, in portoghese si dice cafeteira italiana.
I Bialetti tolsero un’acca alla città di Mohka, nello Yemen, famosa per una pregiata miscela arabica di cui parla anche Voltaire nel Candido, al quale durante un viaggio nell’Impero ottomano viene servito "caffè di Moca non mescolato con il cattivo caffè di Batavia e delle Antille".
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L'intervista

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