Addio ai blog/ Rivoluzione sul web, Facebook ha ucciso la blogosfera

Si accende in Rete il dibattito sui blog.
"Relegati" nei meandri del web quelli "veri", realizzati in maniera amatoriale dagli utenti "comuni", a conquistare visibilità sui motori di ricerca grazie a investimenti e tecniche di marketing sono quelli "professionali", con contenuti forniti da collaboratori pagati e mantenuti con la pubblicità.
Già, ma come funzionano? Spesso sono pronti ad approfittarsi di chi è in cerca di lavoro, fino al limite della truffa...
e oltre.
Ecco l'esperienza di un collaboratore di Affaritaliani con un blog inglese in cerca di collaboratori.
Sono in tanti, chi per moda, chi per pura passione animata da quel famoso “fuoco sacro” a lasciarsi prendere da quella insostenibile leggerezza dell’essere tesserati all’Albo dei giornalisti.
I più smaliziati sanno che per avere il famoso patentino bisogna fare una scuola riconosciuta dall’Ordine, oppure farsi assumere da un giornale, collezionare una settantina di articoli retribuiti a norma di legge, presentare domanda, pagare qualche tassa (istruzione della pratica e governativa) e attendere.
Quelli che credono di trovare delle scorciatoie, invece, cercano la soluzione nel web e spesso si imbattono in siti con annunci tipo: “stage formativo per aspiranti giornalisti pubblicisti”, oppure in: “cercasi redattori per blog o giornale, sia pubblicisti che aspiranti tali”.
Stage e corsi, solitamente sono a numero chiuso, ma in ogni caso le classiche info sono prive di ogni riferimento.
Come denominatore comune, lasciano spazio ad un ulteriore contatto, a voce previo appuntamento.
Inutile girarci intorno.
Nessuno regala lavori e quindi, occhio alle truffe.
Andando a stringere, sono le cronache a informarci, c’è chi sulle proprie piattaforme web organizza corsi di giornalismo costosissimi (anche 6000 euro) che nell’annuncio farlocco recitano due anni, ma poi, durante il colloquio diventano improvvisamente di soli due mesi.
Il quantum può essere dilazionato in comode rate, con l’ulteriore vantaggio che i pezzi possono essere scritti anche da casa.
Insomma, ecco il nuovo ruolo del “reporter da salotto” a ruoli invertiti.
Uno stage di due anni che in realtà dura due mesi.
Giornalisti in erba che dovrebbero essere pagati almeno un minimo sindacale, e invece sono loro a dover sganciare fior di quattrini.
Una truffa.
Occhio anche all’ormai famoso phishing (a chi estorce dati personali via internet).
Un non meglio identificato blog d’oltremanica, invita redattori a curare tutta una serie di spazi.
Al momento della risposta invia una [...]

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