Adottati, arrivano dalle favelas a Terzigno Il padre: lì aria pulita, scrivo al consolato La beffa: «Io producevo Lacrima Christi, non so se è un caso ma quest'anno non se n'è salvato un grappolo»

TERZIGNO - Il danno e la beffa per Francesco Citarella, consulente informatico, quarant’anni a novembre, hanno la stessa puzza.
Puzza d’immondizia che comincia a salire verso le otto di sera e non ti abbandona più per tutta la notte.
«Il danno è quello che noi di Terzigno stiamo vivendo da anni sulla nostra pelle – esordisce Citarella - la beffa riguarda i miei tre figli che non meritavano di vivere qui.
Li ho presi dal Brasile per farli stare in un mondo migliore, ma sicuramente stavano meglio là.
L’aria era più pulita e questo mi fa molta rabbia.
Ci sono altri bimbi brasiliani in arrivo, non escludo di scrivere una lettera al consolato brasiliano per informare di questo continuo rischio per la salute».
Confessioni a cuore aperto di un genitore adottivo che la sera mette a letto i bambini, dà loro il bacio della buonanotte e poi corre al presidio dove rimane fino a notte inoltrata per opporsi a quello che, esasperato, definisce «lo sterminio di una popolazione».
Era lì, con i «rivoltosi» anche nelle serate degli incidenti.
I bimbi, invece, hanno partecipato alle manifestazioni organizzate dalle scuole e dalle parrocchie, presente il vescovo Beniamino De Palma.
«Conosco bene i ragazzi che stanno protestando – riprende - siamo cresciuti assieme, e posso assicurarvi che qui camorristi non ce ne sono.
La polizia ha caricato gente che stava seduta pacificamente a terra, l’ha spostata con la forza, prendendola a manganellate senza pensarci due volte solo perché la manifestazione non era stata autorizzata.
Un giovane che conosco, titolare di un negozio d’abbigliamento, ha avuto sette punti in testa.
Nessuno ha raccontato bene le cose come stanno davvero».
Citarella abita a due chilometri dalla discarica e la sola idea che se ne possa aprire una seconda lo fa rabbrividire.
«Posseggo un pezzo di terreno dove produco uva per il Lacrima Christi, ebbene, non so se dipende dalla discarica o da chissà che ma quest’anno non si è salvato un solo grappolo.
Era tutta marcia.
Mio padre l’altro giorno ci ha regalato un cesto di mele appena colte.
Non ho avuto il coraggio di darle ai bambini, le ho buttate nella spazzatura. E vogliamo parlare dei gabbiani che mangiano rovistando nella discarica? Chi ci assicura che i nostri figli, che giocano sempre all’aperto, non possano prendere gravi malattie come meningite infantile e salmonella?».
No, questa discarica non s’ha da fare.
E quella in funzione va chiusa al più presto.«C’è un’altra beffa – riprende il mago dei computer – che qui la [...]

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