Al Teatro Carcano di Milano: ERANO TUTTI MIEI FIGLI di Arthur Miller

Al Teatro Carcano di Milano Mariano Rigillo è il cinico Joe Keller in ERANO TUTTI MIEI FIGLI di Arthur Miller  Un intenso, scavato Mariano Rigillo e una struggente Anna Teresa Rossini sono gli interpreti principali di ERANO TUTTI MIEI FIGLI di Arthur Miller.
Rigirando il coltello nelle piaghe della società americana del secondo dopoguerra, l’autore denuncia attraverso una vicenda emblematica e sempre drammaticamente attuale di spregiudicatezza e corruzione lo sgretolamento dei suoi ideali fondanti: famiglia, successo, denaro.
Lo spettacolo, diretto da Giuseppe Dipasquale, ha debuttato al Teatro Mercadante di Napoli nell’aprile 2013 e sarà in scena al Teatro Carcano dal 4 al 15 marzo 2015.
Pubblicato nel 1947, ERANO TUTTI MIEI FIGLI è il primo grande successo teatrale di Miller, titolo di svolta della carriera dello scrittore che precede di  due anni il noto Morte di un commesso viaggiatore.
Il testo venne adattato per il grande schermo nel 1948 per la regia di Irving Reis, con Edward G.
Robinson nel ruolo di Joe Keller e Burt Lancaster in quello del figlio Chris.
Al 1947 risale il primo allestimento teatrale italiano diretto da Luigi Squarzina, protagonista una squadra di attori eccelsi composta da Vittorio Gassman, Tino Buazzelli, Evi Maltagliati, Nino Manfredi, Nora Ricci, Luciano Salce.
  Il dramma, ambientato nel periodo subito seguente la Seconda guerra mondiale, è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller che, durante il conflitto, non ha esitato a trarre lauti profitti dalla vendita di pezzi difettosi destinati all’aeronautica militare: una colpa gravissima, costata la vita a ben ventuno piloti.
Keller riesce a farla franca, solo il socio finisce in galera.
Intanto la sua famiglia fa i conti da tre anni con il dramma della scomparsa in guerra di un figlio mai più ritrovato.
Mentre la madre è chiusa nell’illusione che il primogenito tornerà, sarà la giovane fidanzata – di cui è ora innamorato il fratello del disperso - a far emergere le contraddizioni nella vicenda e a svelare i misfatti e le verità abilmente celate dal cinico industriale.
Nella prodigiosa struttura della pièce convivono allegoria e stringente concretezza.
Un dramma familiare si fa paradigma dei traumi che travagliano ancora oggi la società postindustriale.
Un tono esteriore da “conversazione galante” rende anzi più inquietante la logica spietata su cui si fonde una ricchezza accumulata senza scrupoli, frutto di ciniche equazioni tra guadagno e disonestà, successo e frode, illegalità e menzogna.
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