Alberto Fazio, L'italia e gli zingari

L'Italia e gli zingari Teniamo e vogliamo tenere i rom ai margini, e però rimproveriamo loro di essere marginali Internazionale 746, 29 maggio 2008 "E a proposito di rom": nell'organizzazione favolistica che i telegiornali danno al succedersi delle notizie (se così possono chiamarsi) negli ultimi giorni almeno tre volte è capitato di sentire questa frase usata per legare tra loro fatti di varia luttuosità e violenza privi, nei tre casi, di un nesso specifico con gli zingari (in un paio con rumeni e immigrati).
Anche questo è un modo mascalzonesco per ispessire il sordido zoccolo di pregiudizi su cui sembra poggiare oggi il nostro paese, e che non da oggi è il fondaccio da cui germinano imprese criminali di discriminazione e persecuzioni.
Ma oggi lo zoccolo sembra aver raggiunto uno spessore senza precedenti.
Un anno fa, dopo la morte dei quattro bimbi zingari nell'accampamento di Livorno, SkyTg24 promosse un sondaggio.
Si chiedeva: "Infuria la polemica sui campi nomadi.
Secondo te i rom nelle nostre comunità vanno integrati o isolati?".
"Isolati", rispose il 79 per cento; "integrati", il restante 21 per cento.
Ora, un anno dopo, O Vurdòn, un sito di cultura romanì curato da Sergio Franzese, professore di sociologia a Lecce, pubblica un sondaggio della Stampa tra i suoi lettori (un'élite, per regione, censo, abitudine alla lettura): "Siete d'accordo con il progetto, adottato dal comune di Torino, di aiutare i nomadi in regola con il permesso di soggiorno a trovare casa concedendo, come avviene per altri cittadini, sgravi dell'Ici al proprietario che accetta il contratto?".
È bello sapere che un comune italiano si comporta in modo civile.
Meno belle sono le risposte (pubblicate il 13 maggio): solo il 15 per cento si è detto d'accordo, l'85 per cento si è detto contrario.
È un paradosso nazionale, uno di quelli che rendono difficilmente leggibile il nostro paese.
In Europa l'Italia è di gran lunga il paese con il più alto indice di diversità linguistica nativa: ha una presenza ancora viva dei diversi dialetti tra il 60 per cento della popolazione, ha 14 minoranze linguistiche di antico insediamento (due milioni di persone) e solo di recente ha adottato un'unica lingua, l'italiano, nell'uso parlato quotidiano.
Non è solo un dato sociologico-linguistico.
Come vide uno dei nostri massimi studiosi del novecento, Gianfranco Contini, questa diversità è "visceralmente" unita al costruirsi della tradizione letteraria italiana.
Non solo: prima di ogni convenzione internazionale, l'articolo 6 della costituzione del [...]

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