Alessandro Manzoni - opera omnia - del trionfo della libertà - letteratura italiana

Coronata di rose e di viole Scendea di Giano a rinserrar le porte La bella Pace pel cammin del sole, E le spade stringea d'aspre ritorte, E cancellava con l'orme divine I luridi vestigi de la morte; E la canizie de le pigre brine Scotean dal dorso, e de le verdi chiome Si rivestian le valli e le colline.
Quand'io fui tratto in parte, io non so come, Io non so con qual possa, o con quai piume, Quasi sgravato da le terree some.
E mi ferì le luci un vivo lume (1), Ove non potea l'occhio essere inteso, E vinto fu del mio veder l'acume.
Com'uom che da profondo sonno è preso, Se una vivida luce lo percote Onde subitamente è l'occhio offeso, Le confuse palpebre agita e scote, Né può serrarle né fissarle in lei, Che sua virtute sostener non puote.
Così vinti cadevan gli occhi miei, Ma il Ciel forze lor diè più che mortali Da sostener la vista de gli Dei.
Non cred'io già che fosser questi frali Occhi deboli e corti, e spesso infidi, Cui non lice fissar cose immortali.
Forse fu, s'egli è ver che...

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