Alessandro Manzoni - opera omnia - in morte di carlo imbonati - letteratura italiana

Se mai più che d'Euterpe il furor santo, E d'Erato il sospiro, o dolce madre, L'amaro ghigno di Talia mi piacque, Non è consiglio di maligno petto.
Né del mio secol sozzo io già vorrei Rimescolar la fetida belletta, Se un raggio in terra di virtù vedessi, Cui sacrar la mia rima.
A te sovente Così diss'io: ma poi che sospirando, Come si fa di cosa amata e tolta, Narrar t'udia di che virtù fu tempio Il casto petto di colui che piangi; Sarà, dicea, che di tal merto pera Ogni memoria? E da cotanto esemplo Nullo conforto il giusto tragga, e nulla Vergogna il tristo? Era la notte; e questo Pensiero i sensi m'avea presi; quando, Le ciglia aprendo, mi parea vederlo Dentro limpida luce a me venire, A tacit'orma.
Qual mentita in tela, Per far con gli occhi a l'egra mente inganno, Quasi a culto, la miri, era la faccia.
Come d'infermo, cui feroce e lungo Malor discarna, se dal sonno è vinto, Che sotto i solchi del dolor, nel volto Mostra la calma, era l'aspetto.
Aperta La fronte, e quale anco gl'i...

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