Alessandro Piperno, Il coraggio della felicità

VITA E FINZIONE.
IL BISOGNO D’AMORE: NON SI VIVE DI SOLO ODIO Il coraggio della felicità Tolstoj, Balzac, Fitzgerald: i grandi insegnano a crederci Una ricetta per uscire indenne da un truce pomeriggio estivo in città è pensare agli amici.
Immaginarli in sovraffollate spiagge alle prese con bambini pestiferi e mogli assetate di sangue.
La spaventosità della loro condizione è un ottimo diversivo.
Ma alla lunga anche certi malevoli pensieri si rivelano insufficienti.
L’altro giorno ci ha pensato Italia Uno a salvarmi la vita.
Regalandomi l’insperata epifania di tre film, ciascuno in modo diverso un classico anni Ottanta: Sapore di mare dei fratelli Vanzina, Il segreto del mio successo con Michael J.
Fox.
E a chiudere, Guerre stellari.
Guardarli uno di seguito all’altro mi ha donato l’entusiasmo peloso - venato di commozione e autoironia - da cui ti senti invaso quando ti trovi faccia a faccia con una parte di te scomparsa per sempre: una felicità andata in fumo.
Marc Chagall, «Sopra la città», 1914-1918 (Acquerello) Bisognerebbe scrivere sul frontespizio dello scatolone della felicità il titolo che Scott Fitzgerald diede a uno dei suoi famosi saggi autobiografici: Attenzione, fragile.
Non è forse quel tipo di felicità lì - delicata e intermittente - che chi scrive e chi legge non smette mai di inseguire? O almeno questo capitava una volta, agli albori, diciamo così, della narrativa, fino a quando, a un certo punto, la felicità ha smesso di godere di ottima stampa.
Quando un pregiudizio moralistico ha iniziato a demonizzarla.
Quando i letterati hanno spostato la loro austera attenzione su sediziosità sociologiche, miserabili constatazioni strutturali, facinorose dispute politiche.
Questo fu il trauma che patii quando all’inizio degli anni Novanta iniziai a studiare letteratura all’università.
Erano tutti così seriosi e risentiti.
Leggere per il gusto di identificarsi era una pratica disdicevole, da sradicare dalle teste e dai cuori delle poche riottose matricole.
Che cosa diavolo stava succedendo? «Alle quattro, col batticuore, Lévin scese dalla vettura al giardino zoologico e si avviò per una stradina verso le montagne russe e il campo da pattinaggio, dove sapeva con certezza che l’avrebbe trovata, perché aveva visto la carrozza degli Scerbàckij all’ingresso».
Confido che i fanatici di Tolstoj abbiano riconosciuto uno dei passi più emozionanti di Anna Karenina.
Quando Kostantin Lévin va al campo di pattinaggio per incontrare Kitty.
Nessuno ha saputo descrivere con tanta vivida [...]

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