Alexander Lowen, Paura di vivere

da www.riflessioni.it  TESTI per riflettere Paura di vivere Dalla introduzione a Paura di vivere di Alexander Lowen, Astrolabio – Ubaldini Editore, 1982, Roma.
Di solito non si definisce la nevrosi come paura della vita, ma è proprio questo che è: il nevrotico ha paura di aprire il proprio cuore all'amore, paura di scoprirsi o di farsi valere, paura di essere pienamente se stesso.
Possiamo spiegare queste paure da un punto di vista psicologico: aprendo il proprio cuore all'amore, si diventa vulnerabili alle ferite; scoprendosi, ci si espone al rifiuto; facendosi valere, si rischia di essere distrutti.
Ma questo problema ha un'altra dimensione.
Per un individuo, avere una vita più intensa o più sensazioni di quanto non sia abituato è fonte di paura, perché ciò minaccia di schiacciare il suo Io, di oltrepassare i suoi limiti e di indebolire la sua identità.
Essere più vivi e avere più sentimenti fa paura.
Una volta mi sono occupato di un giovane che presentava una forte insensibilità corporea.
Era teso e contratto, gli occhi erano spenti, il colorito terreo, la respirazione superficiale.
Grazie a una respirazione più profonda e ad alcuni esercizi terapeutici, il suo corpo acquistò una maggiore sensibilità.
Gli occhi gli brillavano, il colorito si ravvivò, provò sensazioni stimolanti in alcune parti del corpo e le gambe cominciarono a vibrare.
Ma allora, mi disse: "Questa è troppa vita.
Non posso resistere".
Credo che, in gradi diversi, siamo tutti nella situazione di questo giovane.
Vogliamo essere più vivi e sentire di più, ma ne abbiamo paura.
La nostra paura della vita si rivela nel nostro continuo affaccendarci per non sentire: corriamo per non affrontare noi stessi, ci diamo ai liquori o alle droghe per non percepire il nostro essere.
Poiché abbiamo paura della vita, cerchiamo di controllarla o di dominarla.
Crediamo che essere trasportati dalle emozioni sia nocivo o pericoloso.
Ammiriamo le persone calme, che agiscono senza emozionarsi.
Il nostro eroe è James Bond, agente segreto 007.
Nella nostra cultura si dà importanza all'azione, al fatto compiuto.
L'individuo moderno è tenuto ad avere successo, non a essere una persona.
Egli appartiene alla 'generazione attiva' il cui motto è fare di più, ma sentire di meno.
Questo atteggiamento caratterizza gran parte della sessualità moderna: più azione, ma meno passione.
A prescindere da quanto bravi possiamo essere nel lavoro, come persone siamo un fallimento, e io credo che la maggior parte di noi senta il fallimento dentro di sé.
Percepiamo [...]

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