All'ombra del vecchio grullo in primavera.

Álvaro li chiamava "giornaletti zozzi" e, dall'alto dei suoi tredici anni, credeva di saperne parecchio: erano quegli opuscoli di carta stampata la cui vista, raramente lettura, mi turbava più che eccitarmi, prova, se necessario, che sono il puro prodotto di una certa bigotta cultura...
e sai che novità.
Anni dopo, ne avevo una ventina ed ero un "jeune homme sous influence", successe qualcosa che, forse, oggi, sarebbe definito molestia: la donna, più vecchia di me, che pretendeva di "riportarmi sulla retta via", me ne impose una lettura in tête à tête.
Ottenne, come unico effetto, una leggera nausea e la sensazione, a quei tempi frequente, di essermi ridotto in schiavitù; oltre a una regressione alle fasi dell'infanzia che mi permette di concludere, con Cyrulnik, che tutti i peggiori crimini contro l'umanità sono stati commessi in nome del bene.
Ed anche fattacci più modesti.
Sempre a quell'epoca, più che imbarazzarmi, mi lasciava perplesso l'abbandono, da parte di chissà ch...

Leggi tutto l'articolo