Almirante

Sembra ieri che Giorgio Almirante ci ha lasciato.
Eppure sono passati 20 anni.
Tanti? Pochi? Sicuramente tanti in politica, pochi forse in una vita vissuta in fretta come quella vissuta da tutti i militanti politici del Msi e non solo.
Oggi vorrei ricordare Almirante non con uno scritto nostro ma con le parole di chi non è certo mai stato missino perchè in fondo parliamo di storia.
Storia d'Italia.
E se si è onesti intellettualmente la storia la si racconta per quella che è.
Giorgio Almirante nasce a Salsomaggiore il 27 giugno del 1914.
Trascorre l’infanzia in giro per l’Italia con la famiglia che si sposta da una città all’altra perchè suo padre Mario è un direttore di scena e un noto regista e i suoi zii, Luigi e Ernesto, sono attori.
Dopo gli anni al liceo classico Gioberti di Torino, il giovane Almirante si trasferisce a Roma dove frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia, si laurea nel 1937 con una tesi sulla fortuna di Dante nel Settecento italiano e consegue l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole medie e nei licei.
Giovane fascista, scrive sul «Tevere» di Telesio Interlandi e partecipa alla vita politica del regime entrando nei Guf, i gruppi universitari fascisti.
Nel 1938 è caporedattore del «Tevere» e segretario di redazione della «Difesa della Razza», il periodico razzista diretto dallo stesso Interlandi.
Anche lui, come molti giovani fascisti, fa professione di fede razzista.
Quando l’Italia entra nella seconda guerra mondiale, Almirante parte volontario per l’Africa settentrionale, dove si guadagna la croce al merito di guerra.
Alla fine del 1941 lascia il fronte e due anni dopo, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, sceglie l’Italia di Salò arruolandosi nella Guardia Nazionale Repubblicana.
Non rimane a lungo nell’esercito saloino.
Alla fine del 1943 Fernando Mezzasoma, ministro della cultura popolare della Repubblica Sociale Italiana, lo convince ad abbandonare le armi e a collaborare con lui.
Almirante diventa allora capo di gabinetto del ministro, preposto alla direzione del servizio intercettazioni radio.
Lascia l’attività ministeriale nel novembre del 1944, decide di partecipare alle spedizioni antipartigiane, come quella della Val d’Ossola, e il 25 aprile del 1945, nell’Italia liberata, entra in clandestinità restandovi più di un anno.
Nell’autunno del 1946 torna a Roma, dove partecipa prima alla fondazione del Mius, il Movimento italiano di unità sociale, e poi, nel dicembre del 1946, con Pino Romualdi e Augusto de Marsanich a quella [...]

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