Amleto dal 18 ottobre al Quirino

Un uomo, da solo.
Da solo con la sua coscienza.
Un compito: la vita.
Ma anche la paura, terribile, che immobilizza: la nostra.
Esiste il "nostro" futuro?  O esiste il destino? Non è dato sapere.
Almeno per ora, almeno per l'uomo, cosiddetto moderno.
Quello che forse conta però, è che queste domande costituiscano un ponte, che collega noi stessi a quell'uomo moderno, a quell'uomo shakespeariano, vissuto nel Milleseicento: siamo sostanzialmente gli stessi.L'Amleto di Shakespeare è il testo teatrale più importante dell'era moderna.
Vi è in esso un'analisi profonda dell'umano sentire, in rapporto alle problematicità del vivere quotidiano.
Meglio di chiunque altro, e soprattutto per primo, Shakespeare è riuscito a raccontare le infinite contraddizioni dell'essere umano, di fronte all'impegno che questo deve assumersi per poter anche semplicemente stare al mondo; affrontare il futuro, il destino, l'amore, le ingiustizie, le controversie, il dolore, la perdita ecc.
In esso sono ben dosate le rappresentazioni del mondo grande, lo stato, i grandi destini e temi dell'umanità, e il microcosmo familiare dei sentimenti più intimi e segreti.
In questo senso per me, è il testo più moderno, più urgente, e come tale mi sprona più di ogni altro alla sua rappresentazione, anche in veste registica.
Il mio impegno è quello di proporre al pubblico contemporaneo, uno spettacolo contemporaneo.  Non già con l'intento di mediare, sovrapporsi, o nella migliore delle ipotesi, aggiungersi, alla miriade di interpretazioni che dal 1601 ad oggi sono state fatte; sarebbe un esercizio di stile fine a se stesso e soprattutto assolutamente vano per il pubblico nuovo, del quale ci sentiamo di dover tenere conto in maniera particolare.
Elemento nodale, è ovviamente il testo: traduzione e adattamento.
Leggermente tagliato (durerebbe altrimenti più di quattro ore) ma fedele, non alterato, e con una traduzione atta a esaltarne tutte le possibilità poetiche, ma in una prosa semplice, scorrevole, di facile comprensione, e con una messa in scena e una recitazione che si propongono di essere vicine al nostro mondo, senza simbolismi e sovrastrutture che si frappongano fra i 14 attori sul palcoscenico ed il pubblico.

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