Ammortizzatori Sociali(Ichino)

COME CI SI ASSICURA MEGLIO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE SENZA CORRERE IL RISCHIO DI ALLUNGARLA IL PROBLEMA PIU’ DIFFICILE DA RISOLVERE, PER LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, NON E’ TANTO QUELLO DEL REPERIMENTO DI FONDI, QUANTO QUELLO DI EVITARE CHE IL SOSTEGNO DEL REDDITO ALLUNGHI I PERIODI DI DISOCCUPAZIONE.
PER QUESTO E’ ESSENZIALE UN RAPIDO E DRASTICO MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI DI ASSISTENZA NEL MERCATO, CHE PUO’ ESSERE OTTENUTO SOLTANTO SE SI ATTIVANO GLI INCENTIVI ECONOMICI GIUSTI, COINVOLGENDO DIRETTAMENTE LE IMPRESE Se si vuole evitare questo effetto, occorre che il sostegno del reddito sia offerto soltanto a chi è effettivamente impegnato nella ricerca del nuovo lavoro.
Ma in Italia questa “condizionalità” dei trattamenti di disoccupazione, pur prevista dalla legge, di fatto non funziona.
Ciò spiega almeno in parte il mantenimento del basso livello e della ridotta area di applicazione dei nostri trattamenti di disoccupazione: quello “ordinario” ‑ pari al 60 per cento dell’ultima retribuzione per 6 mesi, che si riduce al 50 nel settimo mese e al 40 nell’ottavo, sempre comunque con un tetto intorno ai mille euro – non si applica a milioni di lavoratori atipici: lavoratori a progetto, o “partite iva” in condizione di sostanziale dipendenza.
Nel settore industriale si applica un “trattamento speciale” pari all’80 per cento dell’ultima retribuzione per un anno, ma anch’esso con lo stesso limite massimo.
Vero è che nell’industria è molto frequente l’abuso della Cassa integrazione, utilizzata per mascherare il sostanziale licenziamento; ma questo, lungi dal risolvere il problema, lo aggrava, perché più dura il periodo di disoccupazione, ancorché mascherato, più diventa difficile ricollocare il lavoratore.
La quadratura del cerchio è possibile solo se, insieme agli ammortizzatori sociali, si riforma anche la disciplina dei nuovi rapporti di lavoro e si attivano gli incentivi economici giusti per il miglioramento dei servizi nel mercato.
Per esempio: ipotizziamo che i nuovi rapporti siano quasi tutti a tempo indeterminato e che, in cambio, l’impresa venga esentata dal controllo giudiziale sul motivo economico od organizzativo del licenziamento (controllo di fatto impossibile: è bene che il giudice si limiti a controllare soltanto che il motivo non sia discriminatorio); ipotizziamo, ancora, che all’impresa venga chiesto di integrare il trattamento di disoccupazione, in modo da garantire all’ex-dipendente il 90 per cento durante il primo anno dal licenziamento; poi [...]

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