Amsterdam, giorno 1.

Dal diario di bordo:   Amsterdam, 17 ottobre 2012.
Un tizio si è buttato sotto al treno, o almeno così ci hanno detto per giustificare il totale caos in cui, improvvisamente, ci siamo ritrovati.
I trasporti pubblici sono un'incognita come a casa, addio sogni di serietà e puntualità incondizionata.
Siamo stati un'ora in una strana stazione aspettando di poter salire su un bus, ma tutti, turisti e non, continuavano a passarci davanti finchè non ci siamo armati di trolley e zaini ad altezza zigomo e ci siamo fatti strada.
L'appartamento non è quello previsto, credo ci abbiamo truffato ma alla fine ce la siamo cavata, nonostante il misto incomprensibile di olandese-inglese appiccicoso-tedesco stentato.  Gli olandesi ci guardano di sottecchi quando passiamo per strada.
Un noleggiatore di biciclette ci ha visto fermi di lato ad una strada in centro e ci ha chiesto se eravamo punk, per qualche piercing o tatuaggio in più.
Ci siamo abituati, oramai, ma nelle grandi città speri sempre che le cose vadano meglio.
Il primo coffeeshop mi ha messo un po' in soggezione: ancora mi devo abituare all'idea di poter entrare in un locale ed andare a comprare erba buonissima senza dover far attenzione nè preoccuparmi di finire nei guai.
Ma so che non ci vorrà molto prima che ci prenda gusto.  In motorino si viaggia senza casco e a manetta sulle piste ciclabili, impietosi.
Il traffico è quasi inesistente, salvo davanti alla stazione centrale, il pericolo maggiore sono le biciclette: se per caso non senti il suono del campanello, puoi rischiare di farti investire e sicuramente ti prendi qualche insulto.  Sul cibo per adesso sorvoliamo, stasera ci siamo mangiati una pasta sciapa e scotta con un sugo improbabile di pomodoro acquoso e margarina.
Domani vedremo di organizzarci meglio.  Speriamo di uscirne vivi anche stavolta.

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