Anche i giornalisti "collaboratori" hanno un'anima

Proprio l'altra sera mi sono trovata a guardare un famoso film di Totò, Siamo uomini o caporali? e mai come adesso ho apprezzato non solo il valore artistico della pellicola degli anni '50, ma il profondo messaggio che il comico napoletano ha voluto dare con la sua visione di come gira il mondo.
già perchè ha proprio ragione lui, il mondo è fatto di due specie di uomini, gli uni sono le brave persone che passano la vita a lavorare e subire, e gli altri i caporali, quelli che per il loro piccolo o grande potere che sentono di aver la fanno da padroni sugli altri.
Questo succede in ogni campo, in ogni occasione, e in ogni dove, ma veniamo a quello che mi riguarda e cioè l'ambiente del giornalismo di cui io faccio parte. Sempre più spesso trovo pubblicati i miei articoli troncati di netto o tagliazzutai qua e là senza più un senso logico, o per lo meno con un senso che non è quello che gli avevo dato io, e se faccio presente questo vengo messa duramente a tacere.
E questo perchè appartengo a quella categoria di giornalisti che non ha la sedia in redazione, ossia, pur essendo regolarmente iscritta all'albo, sono un"collaboratore" vale a dire un giornalista di serie B.
Basta! ricordo a tutti i miei colleghi di serie B che in redazione non possono tagliare i pezzi se non prima di averci consultato, come da art.9 del CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO DEI GIORNALISTI, e solo se non siamo reperibili possono metterci mano liberamente. Non pieghiamo la testa perchè ci fa piacere vedere la nostra firma su qualche quotidiano, perchè certo non si può parlare di guadagno coi 10-15 euro che prendiamo ad articolo quando ci va bene.
Facciamo in modo che questi "caporali" non abbiano la meglio, se no non c'è davvero più speranza per un mondo diverso. Questa professione ha un senso solo quando il nostro verbo viene esplicato nel sua completezza (sempre nel rispetto delle regole deontologiche naturalmente), diversamente non ha ragione di essere. 

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