Ancora di Pasolini

Post 819      Dunque.
   Riprendo con pazienza il filo dei miei pensieri …perduti, e torno a Pasolini.
     Non so se quello che dirò è quanto Marino Sassi, il mio ex allievo prof e pittore per passione, si aspetta da me, Ma egli mi conosce abbastanza bene per comprendere che io non direi mai e poi mai una cosa che non penso per adeguarmi al gusto del pubblico.
     Non sono un pasolinista, sì un pasoliano, e abbastanza tardivo pasoliniano.
La mia provenienza culturale e l’ambiente in cui vissi la mia giovinezza, oscurantisti e bigotti, mi impedivano di concepire una libertà di pensiero e di vita quali Pasolini praticava; mi impedivano di prendere confidenza con la sua opera che guardavo con pregiudizio, anche se in fondo a me sempre cullavo il pensiero che un personaggio a dio spiacente e a li nimici sui, fascista per i comunisti, comunista per i fascisti (le menti grosse, i cervelli all’ammasso furono sempre, e sono, avvezzi a costringere entro queste  loro anguste categorie gli spiriti liberi), un personaggio all’indice di tutte le chiese, probabilmente meritasse il mio interessamento.
In seguito, apostata a tutto tondo, nostalgico con Giuliano della restaurazione del paganesimo, e non semplice eretico, da quel bruniano assatanato che sono, avrei dovuto tuffarmi in lui con furore,  e lo tentai iniziando dagli Scritti corsari; ma il complesso della sua opera, il suo stile, così diverso da quello a me caro e da me praticato, il furore sadomasochistico, fino alla perdita di conoscenza, con cui viveva la sua omosessualità (egli interpretava alla lettera e praticava, non so quanto intenzionalmente, il programma da Rimbaud proposto al “poète maudit”: un long immense, raisonné dérèglement de tous le sens; sicché la sua morte mi apparve come una morte annunciata e non credetti mai alle tesi complottistiche: la letteratura complottistica mi è sempre apparsa, come a Borges quella teologica, un aspetto, talvolta assai interessante,  della letteratura fantastica), me ne tennero discosto, pur  ammirando in lui una vera e propria  opera-d’arte-totale (fu scrittore poeta pittore scenografo e regista in tutto eccellendo) in cui Dio, come avrebbe detto il pio Manzoni, aveva voluto del creator suo spirito /  più vasta orma stampar.
E poi il bolognese-romano-casarsese, pur avendo appena undici anni più di me, aveva  vissuto in modo del tutto diverso il fascismo, la guerra, la resistenza: eventi fondamentali per la formazione di una coscienza civile e politica, e non solo.
All’annuncio della sua morte [...]

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