Ancora lilliput

Questo intervento vuole essere un contributo al dibattito  da parte di  persone che aderiscono al nodo Lomellino della rete di Lilliput .Essa rappresenta molte associazioni; ecologiste, pacifiste, religiose che come nella favola di  Swith  credono nella possibilita' di ingabbiare il gigante Gulliver ,oggi  rappresentato dagli aspetti piu'  iniqui della globalizzazione economica .
Cio'  che pensiamo e' che stiamo assistendo in Lomellina  alla creazione di un luogo  sempre piu' modellato  dalle lobby  dell'incenerimento e dell'energia  , lobby che come ieri quelle del petrolio e del nucleare stanno  creando un pesante impatto ambientale  nella gestione del  territorio , distruggendo ogni possibilita' di percorrere strade alternative   e incapaci di ascoltare le opposizioni delle persone che ci vivono.
E questa   scelta e' perfettamente coerente ad un modello di sviluppo  che continua ad avere come punto di riferimento l' equazione  a ns avviso errata  " piu  PIL, piu' benessere".
A Marina di  Massa lo scorso anno alla formazione della rete nazionale di Lilliput,  Gesualdi del resto molto conosciuto come allievo di Don  Milani,  parlava della necessita'  di avere a disposizione  altre due terre, una per  attingere  materie prime e l 'altra per stiparci gli scarti e i rifiuti dell 'opulenza del nord del   mondo.
L'alternativa inevitabile allora a ns avviso non puo' che essere la scelta di  un  minor consumo individuale e collettivo di  risorse,  il che non significa necessariamente   un peggioramento  della qualità della ns vita, soprattutto di quelle piu' importanti, di  quelle culturali,  di quella  relazionale.
Anzi,  l' obiettivo e' un aumento del benessere personale, meno centrato pero' sul terreno dell' avere e piu' come diceva  Erich Fromm  su quello dell'essere.
Questo tuttavia non e' per nulla pacifico e implica profondi cambiamenti anche personali , perche' mette in discussione tutto l'assetto dell'economia  cosi come oggi e' strutturata  , in quanto e' una economia fondata sull'espansione.
E se cominciamo a parlare di una societa' che deve passare da una economia fondata sull'espansione ad un economia "del limite " allora siamo subito tutti quanti presi da una  tremenda paura  ,perche 'siamo abituati a vivere nel superfluo  e non riusciamo ad immaginarci proprio  come si possa vivere bene  pur disponendo  di meno.      Pero' e' evidente che cosi non possiamo continuare  e che non possiamo arrogarci il diritto, noi 20 per cento dell umanita ' di consumare [...]

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