Andiamo nel deserto di Giuda.

Così ripete un canto: "Vieni, vieni popolo mio, vieni laggiù là nel deserto, nel silenzio al tuo cuore io parlerò.
O Israele, o Israele, perché non vuoi capire che sono io che ho cura di te!".
Camminando nel deserto, riscopriamo le orme di Cristo e ricalcando queste orme impariamo che affidarsi a Gesù vuol dire abbandonarsi al disegno di Dio e non piegare il suo disegno alla nostra volontà.
Il popolo di Israele è stato tentato nel deserto con la fame, la sete, il desiderio di ritornare indietro, in Egitto  e si è lasciato vincere.
Gesù ha camminato nel deserto, vincendolo con la fiducia nel progetto del Padre, una fiducia che lo ha condotto consapevolmente all'adempimento delle Scritture, morendo per risorgere, lasciando la sofferenza e il fallimento come segno di vittoria.
Certo, per la nostra razionalità è un Dio difficile da capire e per questo è necessario solo l'affidamento, lasciando che la ragione arrivi fino a dove le è permesso, senza minimamente scalfire la nostra fede, cioè la nostra fiducia in Lui.
La fede, infatti, non è un fatto cultuale, né culturale, ma l'incontro con una persona speciale che ci invita a seguirla anche nella prova.
Alla fine sarà solo luce e gioia.
 

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