Andrea Caffi, Riflessioni sul socialismo REPRINT

da UNA CITTÀ n.
133 / novembre 2005RIFLESSIONI SUL SOCIALISMOReprint di Andrea CaffiSe il socialismo oggigiorno non può essere altra cosa che un «apparato» d’azione politica (con stinte o tarlate coperture ideologiche) impegnato - assieme ad altri partiti - nel mesto compito di mantenere più l’apparenza che la sostanza di regimi «democratici» in una Europa sconquassata e imbarbarita - non vale proprio la pena di essere socialista piuttosto che radicale o liberale o magari democratico-cristiano; se invece intendiamo per socialismo la continuazione - con discesa nel popolo- delle grandiose ed audacissime speranze concepite nel Settecento, di attuare una completa emancipazione della ragione umana, sui principii della quale è unicamente possibile fondare la pace, la fraternità, la felicità per tutti - allora dobbiamo cominciare col riconoscere che tutti gli eventi dall’agosto 1914 in poi hanno calpestato, soffocato, deviato questo movimento - e che...
bisogna ricominciare da capo.
Spietato, prima di tutto, deve essere l’esame di coscienza giacché inavvedutezze e colpose facilonerie da parte nostra hanno contribuito certamente al così catastrofico generale collasso.Per giustificare la mia frase: «ricominciare da capo» non è forse inutile fare qualche considerazione sulla storia del socialismo: a mio parere quella che speriamo iniziare sarà la quarta «ripresa» (o la quinta fase del movimento socialista): 1) La prima fase è sorta quasi assieme alla Rivoluzione francese, si esplicò nelle classiche «utopie» di Owen, Saint-Simon ecc., nonché di molti operai inglesi (culminanti nel «cartismo») e francesi (giornate di Lyon ecc.).
Non solo il massacro del giugno 1848 a Parigi, ma la disfatta completa della rivoluzione europea - sembrò segnare la fine di ogni speranza, lo sbandamento delle schiere, il «rinsavimento» dei «sognatori» (tipico il voto di molti operai per Napoleone III con il passaggio dei saint-simonisti al culto della «efficacia capitalista» e anche statale).
2) Speranze, entusiasmi, combattività rinacquero nell’Internazionale (ed anche, contemporaneamente - nel tradeunionismo e nel movimento promosso da Lassalle).
Ma di nuovo, ed assai presto, l’esito tragico della Comune di Parigi (come di quella spagnola di Cartagena e forse anche dell’«andata al popolo» dei bakuninisti russi) - riecheggiarono come campane a morte; provocarono diserzioni, ravvedimenti, scoraggianti pessimismi.
Ma per poco.3) Verso il 1884-85 la «spinta in avanti» è di nuovo manifesta: tenaci progressi [...]

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