Andrea di Grazia: Infanzia famiglia e scuola, Dolore e gioia e sacrifici della mia vita

INFANZIA FAMIGLIA E SCUOLA.
DOLORE E GIOIA E SACRIFICI DELLA MIA VITA.
     Mio nonno era nativo di Calvello, si chiamava Di Grazia Nicola.
Venne a Tricarico come tanti forestieri.
Si ammogliò a Tricarico, si prese la mia nonna che si chiamava Miraglia Domenica.
Ecco la discendenza della mia famiglia, da dove ne è venuta e come si è potuta risolvere.
Ebbene un forestiero, che non aveva niente, e la povera nonna peggio.
Eccolo il tiro appresso[1] come ne è venuto, che quando si sposò mio defunto padre mi contava che l'indumento non l'aveva, glielo prestò un certo Centoducati Antonio per comparire: glie, calzone e giacca; il cappello lo prestò un altro amico che si chiamava Caravello Pancrazio fu Nunzio, e cosi sposò.
Questa è la discendenza di mia famiglia.
     Mio padre, onesto lavoratore giornaliero, quando trovava la giornata presso terzo ci andava, e anche la povera defunta mamma.
E quando mio padre non trovava la giornata, se ne andava a una contrada che si chiama Mezzana di Ferri, proprietà di Santoro Giovanni.
Il povero padre lavorava il giorno con la zappa e la sera ci portava la fascia di legna addosso, o qualche ceppo, per farei riscaldare a noi, che eravamo quattro figli, e la povera mamma più di qualche sera gli andava incontro per aiutarlo.
     Nella casa si viveva molto povero.
Quanto mi viene impresso che qualche giorno ci mancava il proprio pane, e noi che ci crescevamo tutti lacerati ...
povera mamma, ci rattoppava i nostri indumenti la notte, ché la santa giornata andava in campagna.
     Io, arrivato di sei anni, mi mandarono a scuola, e nella casa non c'era potere di comprarmi neanche i libri.
Arrivato alla quarta elementare, non mi poterono fare più continuare, ché mancava la possibilità.
Di dieci anni mi portarono per la campagna, insegnandomi di fare le sarchiature al grano, e altri frumenti.
Quando mio padre andava a mietere, veniva anche la povera mamma a spigolare e mi portavano anche a me, che radunavo le spighe di grano, e mia madre si portava la sacchetta attaccata in cinta, e io quando le davo le spighe come si consolava.
Quanto si viveva povero! Non solo quando era tempo della mietitura mi portavano a spigolare, ma quando ancora, povero padre e madre dopo la raccolta degli ulivi, mi portavano a spigolare le ulive; e quanti insulti che ci sentivamo! Un giorno mia madre pianse.
Spigolava e c'ero pure io e altre due donne, che un proprietario venne, che si chiamava Lorigi Giovanni fu Luigi, strappò quelle poche olive che erano spigolate, tanto alla povera mamma [...]

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