Anthroprophh - "Omegaville" (Rocket Recordings, 2018).

Le trasformazioni, le angoscie, le ingiustizie, i processi.
La musica come la città, d'altronde.
La dicotomia amore-odio.
La cupidigia contro la generosità.
Deumanizzazione e apatia.
I testi sono il frutto di un riflesso di ciò che viviamo, della contemporaneità.
L'essere umano è il nostro materiale grezzo: tutti esseri sociali, tutti, tutti; la chiave di tutte le gioie e le tragedie siamo noi stessi, perchè persone in contatto con gli altri.
Tutto qui ed altro ancora, nel progetto Anthroprophh.
Echi ruggenti e polvere ad ampio spettro, una gettata di fango nel progresso che c'è.
Monolite noise/krautrock per Jess Webb (chitarra distorta in ex The Heads) alla Neu!, Can ma anche asse stooner/sludge se leggiamo questo album in bianco e nero alla voce Stooges, Hawkwind o Chrome: prepariamoci ad una sferzata muscolare di space-opera e sedicente profezia del neo-reale che avanza.
Oppiacei, panorami incontrollabili e oscene immagini in continua deflagrazione.
Ce n'è per tutti: menti deviate...

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