Antonio Montanari

5.
E l'aquilone volava
Quando da Viserba ci sfrattarono, tornammo a Rimini, ospiti dei nonni materni ai quali era stato assegnato un appartamento "popolare" in una casetta a due piani, appena finita di costruire in via Soleri Brancaleoni.
Era il 1947.
Dalle finestre s'apriva un panorama tranquillo.
In lontananza, il camino della fornace, e sotto il naso una strada polverosa con a lato i marugoni su cui le donne stendevano "la bucata", rimediando alquanto di sovente uno strappo di qualche spino, il famoso "sette", perfezione geometrica di un danno talora riparabile con facilità su stoffe di scarso valore, ma talvolta vergogna perpetua per la casalinga che non aveva usato tutta l'astuzia possibile nel ritirare i panni da quello stenditoio naturale e traditore.
La nostra era l'ultima casa della strada, dopo si schiudeva un podere con un campo di grano dove in primavera, quando rosseggiava di papaveri, piaceva a noi bambini nasconderci di contrabbando tra le spighe, pungendo con dolcezza l...

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