Antonio Scurati, Nella sala indifferente a Gomorra

da LA STAMPA Tante sedie vuote per il film che dovrebbe risvegliare le coscienze contro il crimineANTONIO SCURATIPerché Umberto Bossi non ha mai minacciato di rivolgere i suoi fantomatici fucili leghisti contro i Kalashnikov della camorra? Perché sempre contro «Roma ladrona», contro la sinistra statalista? Contro la «canaglia immigrata» e mai contro le organizzazioni criminali autoctone che affliggono l'Italia?++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++La domanda mi assilla per buona parte della visione di Gomorra.
L'interrogativo rimbalza come un'eco cavernosa in un'enorme sala quasi completamente vuota.
E' sabato pomeriggio di un fine settimana piovoso eppure saremo al massimo trenta o quaranta a vedere il superbo film che Matteo Garrone ha tratto dal libro di Roberto Saviano.
Le altre mille poltroncine rosse sono rimaste vacanti.
La passione civile per la piaga camorristica pare essersi arrestata al di sotto della Linea Gotica.
La gente dell'hinterland milanese sembra accendersi per altro, per l'Inter che si gioca il campionato, per il federalismo fiscale o per i campi nomadi da sgomberare.
Oggi il film verrà proiettato in concorso al festival di Cannes, preceduto dall'aura del capolavoro, ma io lo vedo in un multiplex alla periferia Nord di Milano - zona Bicocca -, diciotto sale inglobate in un mastodontico centro commerciale dove trascorre il suo intero weekend il nuovo proletariato suburbano, i figli adolescenti di ciò che un tempo furono le borgate, gli uomini e le donne di ciò che un tempo fu la classe operaia e le non-persone della nuova massiccia immigrazione.
Proprio di fronte allo shopping center, a fare memoria, sorge la torre delle scomparse acciaierie Breda.
Muta, solitaria, inconsolabile, più che rammentargliela, sembra voler rinfacciare all'edificio simbolo del nuovo proletariato la storia cancellata di quello vecchio.Siamo nei giorni in cui il risentimento del Nord, dopo aver covato sordo per anni, dopo essersi fatto forza di protesta sociale implosiva, dopo esser giunto a conquistare il palazzo di un troppo lungo inverno della politica, arriva infine a esplodere in forme aperte di intolleranza sociale.
Mentre mi scorrono davanti agli occhi queste immagini di assoluta maestria formale - ogni inquadratura un dipinto, ogni angolo di ripresa un inappellabile giudizio sul mondo - nella mente mi riecheggiano i proclami con i quali si plaude agli assalti ai campi nomadi.
Com'è possibile, mi chiedo, che i nuovi leader dei ceti popolari settentrionali chiamino allo stesso [...]

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