Apollo, il dio dell'alloro

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apollo, il dio dell’alloro Secondo la Genealogia esiodea, Apollo era figlio di Zeus, re degli dèi, e di Leto azzurropeplo, dolcissima sempre, benigna agli uomini e agli dèi immortali, dolcissima dal principio, la più soave in Olimpo.
[...] Leto, Apollo e Artemide arciera amabile prole fra tutti i discendenti di Urano generò, unita all’amore di Zeus egioco.
(Esiodo, Opere e giorni, 406-407; 918-920) In Grecia il culto del dio Apollo risaliva a tempi remoti.
La sua figura emerge compiutamente nei versi, attribuiti ad Omero, dell’Inno ad Apollo, in cui sono ricordati la nascita del dio a Delo, i suoi prodigi a Crisa nella Troade, l’uccisione del serpente Pito, la punizione inflitta alla ninfa Telfusa che aveva osato ingannarlo, la ricerca di un luogo a lui sacro, la sua trasformazione in delfino per guidare verso Crisa, il porto dove poi sarebbe sorto il santuario di Delfi, la nave di marinai cretesi scelti quali primi custodi e sacerdoti del suo santuario.
L’inno si apre con l’arrivo nel pantheon olimpico del dio dall’arco d’argento, ammirato e temuto dagli dèi immortali: Non dimenticherò di cantare Apollo arciere, al cui arrivo tremano gli dèi nella casa di Zeus: quando si avvicina, balzano in piedi tutti dai troni, quando tende l’arco luminoso.
Soltanto Leto rimane accanto a Zeus, signore del fulmine: allenta la corda e chiude la faretra, con le sue mani toglie dalle forti spalle l’arco e lo appende alla colonna del padre, a un chiodo d’oro; poi fa sedere il dio su un trono.
Il padre gli offre nettare in una coppa d’oro, salutando il caro figlio; allora gli altri dèi tornano ai loro posti, e gioisce l’augusta Leto, perché ha generato un figlio forte, abile arciere.
(Inno ad Apollo, 1-13).
La maestà e la potenza del dio, invocato con l’appellativo di Febo (puro, purificatore), mettono in difficoltà il poeta che non sa scegliere quale tra gli aspetti della sua divinità o quale momento della sua storia cantare: Come ti canterò, se mille sono i tuoi canti? Dovunque infatti per te c’è terreno di gloria, Febo, sia sulla terraferma che nutre vitelle sia nelle isole.
(ibidem, 19-21).
L’inno prosegue con il racconto della peregrinazione di Leto alla ricerca di una terra disposta ad offrirle una casa per il figlio che stava per nascere, ma nessun luogo accettò di ospitarla per timore della potenza del nuovo dio.
Infine, la dea si fermò nell’arida Delo a cui promise la ricchezza e il benessere per i suoi abitanti qualora sull’isola fosse stato edificato un tempio in onore di [...]

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