Archiviata la querela contro la madre di Federico Aldrovandi

da osservatorio sulla repressione 23 luglio 2010 Patrizia siamo con te!! Paolo Archiviata la querela contro la madre di Federico Aldrovandi Aveva definito "delinquenti" i quattro poliziotti allora sotto processo per l'omicidio colposo di suo figlio.
Tre di loro l'avevano denunciata ma un giudice di Mantova le ha dato ragione.
Accuse archiviate perché Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, aveva ragione.
«Non consideriamo - così disse all'Ansa Patrizia il 5 luglio 2008 - quelle persone come rappresentanti delle istituzioni, ma solo come delinquenti».
Nelle motivazioni, uscite mercoledì, il giudice ritiene che quelle considerazioni «non fossero affatto espressione di una critica ingiustificata e totalmente disancorata dalla ponderata valutazione di circostanze obiettive idonee a fondare quel personale convincimento della madre della vittima».
In quel periodo, «contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa degli agenti», il processo era già iniziato e in fase «di avanzata istruttoria».
Già allora sussistevano «molteplici prove del fatto che l'intervento operato dai poliziotti era stato caratterizzato da un uso della forza assolutamente eccessivo e sproporzionato rispetto alla finalità di bloccaggio dell'Aldrovandi che doveva essere perseguita».
Quando Patrizia rilasciò l'intervista «erano già molteplici le emergenze comprovanti che a carico dell'Aldrovandi era stata esercitata una violenza non solo eccessiva e sproporzionata rispetto all'offesa da respingere, ma addirittura tale da integrare un vero e proprio "pestaggio" («assolutamente non necessario avuto riguardo all'entità dell'offesa posta in essere dal giovane», dirà il giudice in un altro passaggio, ndr) con uso di corpi contundenti assolutamente non tollerabile in un sistema democratico».
Al gip mantovano, competente per territorio, non sfuggono «le difficoltà in cui sono chiamate ad operare quotidianamente e in modo meritorio le forze di polizia e il senso di frustrazione che in alcune occasioni può - sotto il profilo umano - cogliere le forze dell'ordine nel vedersi aggredite od offese da terzi soggetti».
Ma «è proprio in queste situazioni che si misura la tenuta del sistema democratico e che entra in gioco la professionalità delle forze di polizia, le quali devono sempre aver presente che l'uso della forza deve costituire l'extrema ratio e che, anche quando necessario, deve essere sempre proporzionato e commisurato all'offesa da fronteggiare».
Parole chiarissime che tendono a « stigmatizzare e a sottoporre legittimamente [...]

Leggi tutto l'articolo