Arcobaleno – Tipi di colori tra soggettivo e oggettivo per Goethe

I colori fisiologici sono quelli prodotti dalla naturale attività dell'occhio, inevitabile siano visti unicamente dallo specifico osservatore.
Essi non sono semplici illusioni ottiche, come quando si fissa intensamente un colore, ad esempio il verde, su sfondo bianco e appare per contrasto il colore complementare prodotto dalla retina, il magenta nel caso del verde.
L'occhio, e con esso il soggetto, svolgono un ruolo fortemente attivo nella ricezione e nella formazione dei colori, regolandosi secondo il criterio della polarità, l'espressione del rapporto di reciproca dipendenza di due elementi contrapposti, che gli idealisti romantici elevano a legge fondamentale della Natura, descrivendola come la tendenza propria di ogni realtà a risolversi nel suo contrario, per ripristinare l'unità originaria da cui tutto nasce.
La polarità implica una condizione di complementarità tra gli opposti, tale per cui ciascuno dei due poli, pur essendo limitato e avversato dal polo contrario, trova in quest'ultimo anche la sua ragion d'essere e il suo fondamento costitutivo, perché l'uno non potrebbe esistere senza l'altro e viceversa.
I colori chimici hanno natura fissa e oggettiva, perché sono fissati sui corpi e sulle sostanze come vernici.
I colori fisici nascono dai fenomeni d'interazione tra la luce e le tenebre, e hanno natura sia soggettiva che oggettiva.
Se Newton considera il prisma con cui scompone la luce soltanto uno strumento con cui riuscire a vedere singolarmente i diversi colori ritenuti originariamente componenti la luce.
Goethe rileva come le lunghezze d'onda relative ai vari colori non siano preesistenti al prisma, bensì conseguano dall'interazione della luce col prisma stesso, che funge da elemento torbido grazie a cui si produce l'effetto cromatico sopra descritto.
 

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