Assalto a furgoni portavalori

Sondrio Valtellina Cronacache locali 11 settembre 2010 Assalto a furgoni portavalori Un valtellinese nella banda Dopo l'arresto, il 57enne si è pentito ed ha iniziato a collaborare con gli inquirenti.
Intanto a Novara, è stata fissata l'udienza preliminare a carico dei 7 rapinatori Valdidentro, 11 settembre 2010 - Una batteria di rapinatori specializzata in assalti a mano armata ai blindati portavalori di banche e supermercati, smantellata dagli investigatori delle questure di Novara e Lodi alcuni anni fa e di cui faceva parte anche un pregiudicato valtellinese.
Ieri, nella città piemontese, era fissata l’udienza preliminare a carico di 7 rapinatori, mentre la posizione dell’ottavo - ossia Sandro Canclini, nato a Valdidentro il 30 agosto 1953 - è stata stralciata e sarà, pertanto, valutata più avanti dai giudici di un’altra Procura.
I colpi a volto incappucciato e talvolta con armi del calibro dei micidiali Kalasnikov, ai danni dei furgoni della «Mondialpol» piuttosto che dell’istituto di vigilanza «Cittadini dell’ordine» o del «Città di Varese» con gli incassi dei supermercati «Il Gigante» e di altre importanti imprese lombarde e piemontesi, fruttarono in un caso 400mila e in un altro 2 milioni, ma anche in altre occasioni somme sempre ingenti.
In un assalto, una volta, ci scappò pure il morto, ossia un componente della gang ucciso da un’arma «amica» durante un conflitto a fuoco con la polizia che intercettò i malviventi.
Fra gli imputati - uno dei quali assistito dallo studio legale Sorrentino-Verga di Napoli che al processo Rossi a Sondrio tutela come parte civile i familiari dell’ucciso Donald Sacchetto (lunedì gli avvocati saranno impegnati per il delitto di un consigliere di Castellamare opera della camorra) - anche una guardia giurata infedele, originaria di Tropea e residente ad Arona, che forniva informazioni ai rapinatori.
Uno dei componenti la banda di rapinatori, il primo a essere catturato, Maurizio Magistrelli, che non rivelò mai i nomi dei complici, è già stato condannato all’ergastolo perchè nel 2006, nel corso di un assalto fallito, vicino Lodi, fu ucciso un vigilante.
Il valtellinese 57enne, che oggi risiede a Cassina de Pecchi (Mi), si è pentito e ha iniziato a collaborare con gli inquirenti.
Nel corso delle indagini venne intercettato anche il telefono di sua madre.
Il valligiano aveva, in prevalenza, il compito di effettuare i sopralluoghi, di procurarsi le armi e le auto per gli assalti.
di Michele Pusterla

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