Assalto al portavalori a Montalto, condannati i presunti rapinatori è ancora caccia all'uomo

Cronaca Martedì, 23 Dicembre 2014 13:27 Assalto al portavalori a Montalto, condannati i presunti rapinatori è ancora caccia all'uomo Scritto da Maria Teresa Improta COSENZA - Ricostruita la dinamica dei fatti, mancano all'appello il bottino e il quinto uomo del 'commando'.
Gli inquirenti presumono vi sia una quinta persona scampata all'arresto.
Ad oggi, pare che gli imputati per la rapina al portavalori avvenuta a febbraio a Montalto Uffugo, non intendono fare alcun nome.
Il denaro è sparito nel nulla così come il 'collega'.
Nessuna traccia dei 103mila e 700 euro prelevati con minacce a mano armata ai vigilantes che avevano appena ritirato gli incassi dei supermercati Conad per depositarli in banca.
Una rapina consumatasi a colpi di fucile nei pressi della filiale BCC Mediocrati di Montalto Uffugo.
Uno dei proiettili sparati avrebbe centrato il parabrezza del portavalori dove la guardia giurata alla guida, rimasta illesa grazie ai vetri blindati, iniziò a seguire il furgone dei rapinatori speronandolo.
Uno di loro, il ventottenne Josef Cataldo, nell'impatto cadde dall'Opel Combo con il quale era stata intentata l'azione criminale.
Immediatamente arrestato e trasportato in ospedale il giovane è stato ieri condannato con rito abbreviato a sei anni di reclusione così come Ariosto Mantuano e Raffaello Lento, di 38 e 23 anni.
Quest'ultimo finì in manette dopo una malriuscita mimetizzazione all'interno di un bar.
Mantuano fu invece indentificato perchè dimenticò il cellulare nel Combo abbandonato prima di darsi alla fuga nel corso della quale i presunti rapinatori perdettero un sacco di plastica contenente circa 60mila euro.
Sei anni e otto mesi di detenzione sono stati invece comminati a Gennaro Fiume ritrovato dai carabinieri tra le campagne di Montalto.
Avviate le indagini l'Opel Combo risultò essere rubato, mentre le armi usate, una pistola 7.65 e due fucili a canne sovrapposte con matricola abrasa.
Gli inquirenti, però, a tutt'oggi escludono legami con la criminalità organizzata attribuendo la paternità del reato ad un commando di rapinatori 'autonomo'.
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