Assurdo universo

Fredric Brown, Assurdo universo Meridiano zero, 188 pagine, 10 euro È curioso rileggere i romanzi che mi sorpresero da ragazzo, in particolare quelli di fantascienza, o come si diceva, all’americana, di s.f.
Dei piccoli maestri del tempo, resistono meglio quelli di previsione sociologica, ma anche altri perché stimolanti su altri versanti, dell’intelligenza e dell’emozione.
Brown, come Matheson, è stato un maestro del racconto breve, dalla trovata sorprendente e fulminante, ma nel romanzo ha lasciato un forte ricordo con Il vagabondo dello spazio e con questo Assurdo universo, apparso da noi nel lontano 1953.
L’idea di infiniti universi paralleli, dove poco o molto cambia rispetto al nostro, di infiniti spostamenti e cambiamenti e possibilità, un’ipotesi tra le più azzardate e affascinanti, vi trovava uno sviluppo da suspense, e tutto questo permane, funziona e sorprende ancora anche se non ha più lo smalto della prima volta.
“Fred Brown è l’Einstein della fantascienza”, scrive Giuseppe Genna in una prefazione troppo veloce, “l’ucronia è lo slogamento del tempo e dello spazio”.
La sorpresa di Keith Winton, editor di una rivista di “storie sorprendenti”, nel ritrovarsi dopo l’esplosione di un razzo ricaduto sulla terra in un mondo diversissimo dal suo – dove si materializzano differenze e fantasie dell’altro, quello “giusto” – mi ha coinvolto ancora e me lo ha fatto leggere nuovamente con impaziente e adolescente curiosità.

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