Attaccato al muro insieme all'ombra XXIV

  Quando mi riebbi il silenzio regnava profondo nella stanza.
Con mio padre stavano altri due degenti, anche loro immersi nel sonno artificiale dei sonniferi.
Mi girai per reperire Danilo ma non ve n'era traccia.
Mi vergognai del mio cedimento emotivo ma sul momento non v'era stato nulla da fare: ore di tensione avevano dato la stura a una profonda commozione.
E vedere mio padre così indifeso e fragile, malgrado il brutto tiro che mi aveva giocato, aveva sbrecciato la diga dell'imperturbabilità che mi ero faticosamente costruito.
Feci un passo indietro, sul corridoio e vidi l'ormai familiare figura del mio fratellastro venirmi incontro con passo elastico.
"Sono andato in bagno." Disse, facendo finta di non avere assistito al mio crollo psicologico (Cosa di cui lo ringrazio fino a oggi) e assestandomi un pugno giocoso sulla spalla.
"C'è bisogno di seguirlo durante la notte?" Chiesi per togliermi lo scrupolo.
"Oh no.
Lo controllano loro.
Sono attrezzati per situazioni del genere e poi dormirà sino a domattina con le pastiglie che gli hanno rifilato." "Penso di conoscerle bene" Azzardai sovrappensiero.
Danilo mi osservò con uno sguardo a metà fra la sorpresa e la curiosità.
"Quand'ero ragazzo andavo avanti a dieta di tavor e whisky.
Era per la scuola." "Io fumavo.
Parecchio." Osservò lui con voce neutra.
"La colpa è sempre dei giovanotti che non si adeguano, hai notato? Mai nessuno si sognerebbe di discutere l'Istituzione.
Venticinque ragazzi in piena crisi ormonale rinchiusi in una classe ad ascoltare le monotone lezioni di sessantenni con l'occhio alla pensione.
Il mio ricordo di quei tempi è la noia, la monotonia e di come cercavano di svuotarti il cervello.
Lobotomia intellettuale, nozionismo, riassunti veloci.
E Io volevo solo essere libero." Danilo annnuiva silenziosamente mentre ci passavano a fianco i frutti di tutto il Sistema: ventenni fulminati e settantenni che avevano provato il suicidio o il lungo viaggio nel silenzio.
"Ti addestrano per entrare nel ciclo produttivo.
A loro non importa nulla che tu dia prova di doti artistiche.
Per loro è solo una seccatura in più: il ragazzino con la fissa del poeta, dello scrittore o del pittore.
Devi entrare a fare parte del meccanismo, quando arriva il tuo turno devi scattare e scivolare nell'ingranaggio successivo, sennò sei perso, sei fottuto." Fu allora il mio turno di osservare Danilo con sorpresa e curiosità: "Facevi l'artista?" Lui sospirò: "Suonavo in un gruppo, mi dilettavo di poesia e di arte contemporanea." "Un ottimo identikit da perdente".
Risi [...]

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