Attacco al lavoro. La sinistra in prima fila di Eugenio Orso

Ero certo che l’attacco al lavoro neocapitalista, con il pieno supporto di quella che nell’altro secolo era “la sinistra” e l’acquiescenza sistematica dei sindacati gialli (più o meno tutti), non sarebbe cessato con la diffusione a macchia d’olio dei contratti precari dalla fine degli anni novanta, con la contrattualistica “ad hoc” di Marchionne fuori dalla confindustria, con la “contrattazione separata” per il settore metalmeccanico che divideva la trimurti sindacalese (fim-cisl e uilm-uil firmatarie in proprio, in barba alla fiom-cgil).
Alla fine del 2009, in occasione dell’accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanico, firmato da fim-cisl e uilm-uil e federmeccanica, escludendo fiom-cgil che starnazzava a vuoto, erano già chiarissimi (per chi li voleva leggere) i segnali di un attacco generale portato contro il lavoro stabile, in termini di redditi e diritti, e l’intento controriformista di più lungo periodo dei governi, di gran parte del sindacato e della confindustria.
Dopo la diffusione a macchia d’olio della precarietà, aggirando lo Statuto dei Lavoratori, la parola d’ordine neoliberista era colpire i “vecchi” contratti.
Si trattava di politiche contro i lavoratori imposte dall’esterno, nel più generale quadro, in occidente, di affermazione piena del neoliberismo e di un'assolutistica “democrazia di mercato”, fondata sul predominio del grande azionista proprietario (shareholder, in neolingua), sulla prevalenza delle ragioni della finanza internazionalizzata e sulla creazione del valore azionaria, finanziaria e borsistica.
Siamo andati negli anni ben oltre Marx e la classica estorsione del plusvalore, a beneficio dei detentori del capitale produttivo.
L’attacco al lavoro dipendente si è sviluppato attraverso alcune fasi storiche cruciali, a partire dal 1980.
Vediamole sinteticamente di seguito.
1) Antefatto.
Anni ottanta.
La marcia dei quarantamila del 14 ottobre 1980, equivalente a una prima, storica sconfitta operaia in quel di Torino, ancora capitale dell’auto italiana, preparò il terreno per il decreto di San Valentino del governo Craxi, il 14 febbraio 1984, che rappresentò il primo, deciso attacco contro la scala mobile, destinata a essere completamente soppressa.
Il referendum dell’anno dopo confermò il decreto e il conseguente taglio dei punti di contingenza.
Iniziarono a cadere in basso il Pci di Berlinguer e poi di Natta (in transizione dagli anni settanta alla socialdemocrazia europea) e l’allora Cgil di Lama, con la Fiom al suo [...]

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