Attentato alla Costituzione

La vicenda del referendum scippato dal duo “Colpo Grosso” (Berlusconi e Romani) merita di essere esaminata con attenzione.
Il referendum è posto dalla Costituzione come garanzia nei confronti di un potere politico che, evidentemente, abusa della propria maggioranza.
Ossia: se capita che un parlamento approvi una legge che contrasta con il mandato politico dell’elettorato vi è uno strumento, il referendum appunto, che pone rimedio.
E’ tuttavia paradossale che lo stesso rimedio non possa essere attivato nei confronti di un parlamento che abusa doppiamente della propria maggioranza, prima facendo una norma in contrasto con la volontà popolare e poi abrogandola fintamente (su questo ormai non vi è dubbio) per scongiurare il pronunciamento popolare, salvo poi riapprovarla all’indomani del mancato referendum.
L’obiezione contro questo argomento è che in tal caso il prezzo politico di questa operazione sarebbe enorme e un parlamento siffatto non verrebbe rieletto certamente nella sua componente maggioritaria antidemocratica.
Questa però non è una obiezione centrata: il parlamento potrebbe venir riconfermato tale e quale in quanto per il resto risulta gradito e in sintonia con l’elettorato, salvo che per “quella” legge, di cui sarebbe a questo punto impossibile liberarsi dato che verrebbe ripetutamente abrogata e riapprovata ad ogni raccolta di firme, neutralizzando così lo strumento costituzionale che invece doveva porre rimedio proprio a questo inconveniente: quello di una maggioranza parlamentare gradita in tutto fuorché per la velleità di approvare una norma in particolare, che va contro la popolazione intera.
Del resto, se l’obiezione fondata sul prezzo politico, ossia sul “la-prossima-volta-non-ti-voto”, fosse stabile, non vi sarebbe alcun bisogno dell’istituto referendario, dato che quantomeno al quinto anno si porrebbe fine all’affronto.
Invece il referendum esiste, ed esiste proprio per fronteggiare sul piano costituzionale una maggioranza vessatoria capace di farsi rieleggere in parlamento ma nemica dell’intero paese su un singolo punto.
Se questo è vero occorre tutelare in ogni modo un diritto costituzionale che sta per essere conculcato da una maggioranza arrogante al punto di preannunciare in conferenza stampa le sue intenzioni.
Ma come? Come tutelare il referendum se di fatto, ancorché in via provvisoria, la norma da sottoporre a giudizio è stata abrogata? Si può votare l’abrogazione di una norma che non c’è? Evidentemente no.
Solo che il problema del referendum negato [...]

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