Attenti, la Cina è vicina!

Tra le tante paure dell'uomo contemporaneo, ce n'è una che risale a molto tempo fa, direi quasi atavica: il pericolo che viene dall'est, la Cina che ci conquista tutti.Già nel 1962, per limitarsi al dopoguerra,  il celebre regista svedese Ingmar Bergman, nel suo "Luci d'inverno" narra di un pastore in crisi esistenziale perché non riesce ad aiutare il suo prossimo: uno di questi che non è stato aiutato dal prete è un parrocchiano ossessionato dalla "venuta dei cinesi" che conquistano il mondo; tale ossessione lo condurrà al suicidio e, per quanto riguarda il sacerdote, alla negazione dell'esistenza di Dio.Poco dopo, nel 1967, Marco Belloccio firma "La Cina è vicina", più spostato verso l'asse politico-sociale: siamo infatti prossimi al '68 e alle famose contestazioni studentesche.Successivamente - negli anni '80 e ancora di più in quelli '90 - abbiamo assistito all'arrivo di una massa enorme di cinesi che si sono messi a lavorare, "in proprio", nel campo della pelletteria e successivamente hanno cominciato ad aprire i celebri ristoranti, sembra con i soldi della mafia cinese, organizzazione ben più temibile e ramificata della nostra.In questi ultimi anni il pericolo lo abbiamo vissuto in sede di globalizzazione dell'economia: si produce dove è più conveniente - specie per la mano d'opera a basso o bassissimo costo - e si vende in tutto il mondo.Era un po' il nostro marchio di fabbrica, ma siamo stati sconfitti - su questo piano - sia dai paesi emergenti del terzo e quarto mondo e sia dagli ex paesi dell'area comunista: in entrambe queste aree la mano d'opera a poche lire e stata per anni una avversaria dei nostri operai e una alleata dei nostri imprenditori con poca fantasia ma con molta spregiudicatezza.Adesso il problema si è spostato dal "cinese-singolo-operaio&q uot; alla Cina come sistema paese che, alla stregua di un sonnolento dinosauro, si sta svegliando e diventa così un pericolo per tutte le economie, non solo quella italiana, ma addirittura l'intera Europa ed anche gli Stati Uniti.Ed ecco  che nel 2005 si è osato pronunciare la vecchia ed adusata parola che ha tenuto banco per tanti anni: dazi doganali, quel balzello cioè che era stato abolito con grande gioia di tutti all'avvento dell'Europa Unita.La motivazione è semplice: in Italia esistono due ordini di problemi, da un lato la lotta alla contraffazione dei marchi famosi a cura dei cinesi - e questo è un problema di Polizia più che di dazi - e dall'altro il problema di alcune industrie (in particolare il tessile) messe letteralmente in [...]

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